Pensione di reversibilità, quali sono gli aspetti da conoscere per capire se si ha diritto alla prestazione nel 2022 essendo titolari di Legge 104.

pensione di reversibilità 2022
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La pensione di reversibilità è una prestazione che spetta a coniugi e figli in caso di morte del pensionato o lavoratore. Il trattamento è riservato, dunque, al coniuge unito civilmente, al coniuge divorziato al sussistere di specifiche condizioni, ai figli minorenni, ai figli maggiorenni se studenti e ai figli inabili al lavoro. La famiglia del defunto, dunque, è tutelata dalla Legge ma solamente al sussistere di specifiche condizioni. Soprattutto nel caso dell’inabilità lavorativa occorre conoscere i dettagli della normativa per capire se si ha diritto o meno alla prestazione.

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Pensione di reversibilità, cosa sapere sull’inabilità al lavoro

La pensione di reversibilità si può ottenere solamente dopo il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’inabilità lavorativa da parte dell’ente che eroga la misura. I due concetti, invalidità civile e inabilità lavorativa, non coincidono ma sono strettamente legati nella definizione del diritto di ricevere la prestazione.

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Nel momento della morte del pensionato o del lavoratore, l’inabilità lavorativa dovrà già sussistere. Se l’aggravamento delle condizioni di salute avviene successivamente al decesso non si potrà richiedere la pensione di reversibilità. Allo stesso modo, altro requisito indispensabile è la non autosufficienza economica del familiare disabile. Al momento della morte del parente, dunque, il disabile deve risultare a carico del defunto per poter ricevere la prestazione.

Qual è la quota spettante dell’importo del trattamento economico

La pensione di reversibilità può essere richiesta dai familiari superstiti sia che si tratti di un coniuge, dei figli o di titolari di assegni di divorzio. La quota di importo spettante dipenderà dal grado familiare di appartenenza. Il coniuge otterrà il 60% dell’importo se solo, l’80% se con un figlio e il 100% se con due figli o più.

Nel caso in cui, invece, ad avere diritto alla prestazione sono unicamente i figli, i fratelli o sorelle oppure i genitori le aliquote applicate variano. Parliamo di una quota del 70% per un figlio, dell’80% per due figli, del 100% per tre o più figli, del 15% per un genitore, del 30% per due genitori, del 15% per un fratello o sorella e del 30% in caso di più fratelli o sorelle.