L’obiettivo è ridurre progressivamente il ricorso al Reddito di Cittadinanza. Per questo aumentano le verifiche ma anche le opportunità di lavoro.

Reddito di Cittadinanza controlli
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Le novità sul Reddito di Cittadinanza annunciate negli scorsi mesi diventeranno effettive con la Legge di Bilancio. Modifiche che puntano sia a recuperare risorse da convogliare in altre misure che ad allargare il ventaglio delle assunzioni. Il giro di vite sul RdC, infatti, assumerà i connotati di una manovra anti-furbetti, consentendo un più rapido reinserimento nel settore occupazionale dei percettori. L’obiettivo è ridurre progressivamente l’erogazione e potenziare il comparto lavorativo, così da arrivare man mano a uno stanziamento minimo della misura di sostegno al reddito. Chiaro che tra dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare. Anche per questo lo Stato incentiverà il filo diretto con i Centri per l’impiego, affinché le proposte di lavoro siano puntuali e attinenti al profilo del richiedente.

Non solo i requisiti ma anche i controlli successivi all’ottenimento della misura. Tutto sarà soggetto a verifiche più severe, così come lo status del richiedente. Al secondo rifiuto di un’offerta di lavoro coerente con la propria condizione, scatterà in automatico la revoca del sostegno. Del resto, si tratta solo di una delle più importanti delle tante modifiche che caratterizzeranno il Reddito di Cittadinanza. L’importo stesso si ridurrà progressivamente già dopo il primo rifiuto, così da incentivare la ricerca di un’occupazione anche in autonomia. Il sussidio, si ricorda, può arrivare a un massimo di 780 euro e si ridurrà di mese in mese a partire da quello seguente al primo rifiuto di un’offerta di lavoro. Unica condizione per interrompere il calo sarà l’impiego di un membro della famiglia per almeno un mese continuato.

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In sostanza, il Reddito di Cittadinanza diventerà più che mai uno strumento provvisorio. In caso di secondo rifiuto, infatti, non basterà più nemmeno l’impiego di un membro della famiglia: la revoca sarà automatica e inevitabile. Cambia anche la distanza del luogo di lavoro. Finora, infatti, si riteneva come limite massimo della prima offerta quello dei 100 chilometri dalla propria residenza, mentre da ora si ridurrà a 80. Per la seconda, invece, dovrà essere ritenuto congruo un lavoro su qualsiasi area del territorio nazionale. Unica eccezione, i nuclei familiari con all’interno almeno un membro in condizione di invalidità. I beneficiari, inoltre, saranno tenuti a presentarsi periodicamente (cadenza mensile) presso il Centro per l’impiego di riferimento, così da svolgere una ricerca attiva del posto di lavoro. Si tratta a tutti gli effetti di colloqui in presenza, obbligatori peraltro. In caso di assenza ingiustificata, il beneficio decadrà in automatico.

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Novità anche per coloro inseriti nei Patti per l’inclusione sociale, i quali dovranno recarsi presso i servizi di contrasto alla povertà a cadenza mensile. In quella sede, ci si sottoporrà a verifica dei risultati conseguiti rispetto agli impegni previsti nell’ambito del progetto che si starà seguendo. La condizione della presenza obbligatoria è comunque da rispettare. Per quanto riguarda l’Inps, la valutazione e il riconoscimento del Reddito dovrà avvenire entro la fine del mese successivo a quello di presentazione della domanda. I nuovi obblighi riguarderanno anche i Comuni e gli enti preposti al pubblico. Nei progetti di pubblica utilità, infatti, dovranno essere impiegati perlomeno un terzo dei percettori residenti sul territorio. In pratica, se prima erano questi ultimi a dover dare disponibilità, saranno ora gli enti a doverli contattare. Visto il potenziamento dei controlli, viene rimosso il limite dei 12 mesi. L’obiettivo è ridurre al massimo i tempi del beneficio.