Intensificate le verifiche sulla regolarità dei contribuenti. L’Inps tiene d’occhio anche i datori di lavoro: multe salatissime per chi va fuori binario.

Controlli Inps multe
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Lavorare una vita intera presume che, prima o poi, ci si goda il meritato riposo e una compensazione economica per tutti gli anni di contributi versati. La pensione, per la maggior parte dei lavoratori, viene gestita dall’Inps, il principale ente previdenziale italiano che abbraccia nella sua egida milioni di contribuenti. Senza contare che, nei decenni, il suo operato ha continuato a estendersi, portando l’Istituto a ottenere un ruolo progressivamente più rilevante nell’ambito del sistema contributivo italiano. Del resto, il compito dell’Inps riguarda sì l’erogazione delle pensioni ma anche la gestione della storia contributiva dei lavoratori regolarmente iscritti alla cassa previdenziale.

Ne consegue che, negli anni, le procedure di accertamento sulla regolarità dei versamenti siano altrettanto frequenti rispetto alle attività di semplice gestione e consulenza. Un modo per evitare pensioni difformi rispetto alla contribuzione e, soprattutto, problematiche di evasione fiscale. Con l’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi, le strategie in questo senso sono notevolmente aumentate. La stretta è uniforme: si va dai metodi di pagamento alla trasparenza delle proprie dichiarazioni al Fisco. Tenendo ben presente che il sistema di monitoraggio è più attivo che mai, non solo tramite l’Inps.

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La combinazione dei fattori ha generato un’attenzione molto più alta nei confronti dei movimenti di denaro e nell’ambito delle dichiarazioni fiscali. Anche se, chiaramente, l’applicazione della “linea dura” tiene in considerazione anche altre variabili, come il lavoro nero e altre situazioni limite che non rendono possibile la regolarità del contribuente. In questi casi, infatti, oltre a mancare il versamento da parte del datore di lavoro mancherebbero anche diritti fondamentali, quali i premessi, le ferie e, naturalmente, uno stipendio regolare. Una problematica che si rispecchia anche sul fronte della lotta al contante, dal momento che le paghe sarebbero erogate in denaro liquido, difficilmente tracciabile rispetto al classico bonifico. Lo stesso dicasi per la busta paga, assente come tutto il resto.

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L’Inps, da parte sua, ha incrementato i controlli in modo progressivo. Aumentando, allo stesso tempo, anche le sanzioni per chi versa in stato irregolare. Anche in caso di irregolarità da parte del datore di lavoro, lo stesso contribuente finirebbe infatti per farne le spese. Le multe arriverebbero puntuali in caso di irregolarità. Ad esempio, per chi dovesse percepire indennità da disoccupato lavorando al contempo in nero, potrebbe incorrere in sanzioni oltre i 5 mila euro. Si tratterebbe infatti di un illecito punibile per ricezione indebita di risorse economiche statali. Batosta anche per chi non ha versato le ritenute previdenziali e assistenziali dei dipendenti. Le multe variano da 5 mila a 10 mila euro per omissione. Per importi superiori si rischia anche la reclusione fino a 3 anni.