Gli open data dell’INPS dipingono un quadro nero in relazione al rapporto tra lavoro e stipendio. Il divario nella retribuzione tra uomini e donne e giovani ed adulti è eclatante.

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Siamo nel 2022, viviamo nell’era tecnologica, ci vantiamo di raggiungere traguardi importanti e di superare limiti insospettabili fino a pochi anni fa eppure ancora non si riesce a trovare un corretto equilibrio in termini di lavoro e stipendio. Non si tratta solamente della difficoltà nel trovare un’occupazione ben retribuita ma di bilanciare i divari esistenti tra retribuzioni di giovani e adulti e di donne e uomini. Gli open data dell’INPS offrono un quadro della situazione in Italia che lascia aperti molti dubbi sulla possibilità di compiere passi in avanti verso il ricercato – non da tutti – equilibrio.

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Lavoro e stipendio, gli inquietanti divari

Gli open data dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale mostrano divari di genere e generazionali rilevanti. I dipendenti privati guadagnano in media 21 mila euro all’anno con la cifra che scende al di sotto dei 15 mila euro per i giovani under 25. Per non parlare del gap tra uomini e donne con una differenza di 11 mila euro. Il quadro generale stona con la riforma delle tasse prevista dal Governo che sembra favorire i cittadini con retribuzione medio-alta.

In generale, un lavoratore dipendente di età compresa tra i 25 e i 29 anni ha percepito nel 2020 circa 14.400 euro lordi all’anno mentre un vent’enne ha guadagnato poco più di 9 mila euro. Differente importo per un 55enne il cui guadagno stimato dall’INPS è stato di circa 27 mila euro nel 2020. Inoltre, i lavoratori uomini hanno una retribuzione media superiore dai 7 mila agli 11 mila euro rispetto alle donne spesso obbligate a fare il part time involontario.

2021, un anno di lavoro precario

Nel 2021 è continuata la pandemia causando ulteriori problematiche dal punto di vista lavorativo. L’INPS ha esaminato anche i lavori autonomi e le professioni iscritte alla gestione separata inclusi artigiani, commercianti, operai agricoli e lavoratori domestici. Il numero generale dei lavoratori è rimasto stabile ma il numero di settimane in cui si è svolto il lavoro sono diminuite. La media parla di un abbassamento da 42,9 a 40,2 settimane a persona con conseguente riduzione dello stipendio annuo lordo da 23.114 euro a 21.720 euro.

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I cali maggiori li hanno subiti i lavoratori dipendenti di aziende private con una diminuzione da 22.790 euro a 21.500 euro. Sono rimasti stabili gli stipendi per i lavoratori pubblici e per gli amministratori delle società. In tutto questo si registra un aumento del numero di persone vicine alla soglia di povertà soprattutto con riferimento ai giovani. le retribuzioni sotto i 30 o 40 anni sono inferiori perché i contratti sono di precariato, brevi oppure discontinui.