La storia del pensionato che lavora in nero non è propriamente campata per aria. Alcune persone lo fanno, probabilmente inconsce dei pericoli che corrono

Pensionato lavora in nero
Fonte Adobe Stock

Molti pensionati proprio non riescono a distaccarsi definitivamente dal lavoro e per questo anche dopo aver maturato i contributi necessari, decidono di continuare a svolgere qualche mansione.

Dal 1 gennaio 20001 le pensioni di vecchiaia, le pensioni di invalidità e le pensioni e assegni di invalidità liquidate con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo dipendente.

Ciò significa che bisogna realmente svolgere l’attività lavorativa, la quale ovviamente deve essere regolarizzata. In caso contrario e quindi di prestazione in nero, lo scenario cambia drasticamente.

Pensionato lavora in nero: quali sono gli scenari nel caso in cui venga scoperto?

Qualora l’occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate dovesse captare una situazione del genere, dopo aver presentato la denuncia dell’accaduto, procede al recupero delle imposte sul reddito non versate. 

A quel punto gli introiti non dichiarati vengono ricalcolati visto che il contribuente pensionato sarà poi obbligato a rendere quanto ancora non dovuto.

In pratica se a seguito della verifica viene confermata la prestazione in nero, si tiene conto anche del reddito non dichiarato. L’Irpef versata viene quindi ricalcolata tenendo conto del nuovo reddito. Il contribuente (in questo caso il pensionato sorpreso a lavorare senza contratto) a quel punto è tenuto a versare la differenza tra quanto già pagato all’Agenzia delle Entrate e quanto invece deve effettivamente.

Non sono previste sanzioni pecuniarie per il soggetto pensionato sorpreso a lavorare in nero. Rischia comunque di essere incriminato per aver percepito erogazioni indebitamente ai danni dello Stato.

LEGGI ANCHE >>> Pensione, occhio alle novità: scoprire quando arrivano i pagamenti con l’app IO è possibile

Le aziende invece devono sottostare alle norme previste dal DL 223/2016. In caso di trasgressione la contravvenzione va da un minimo di 1.500 euro ad un massimo di 12.000 euro per ciascun lavoratore, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo.

Dunque, lavorare dopo la pensione si può, ma solo se si rispettano le regole. In caso contrario a rimetterci di più sono coloro che consentono ciò, ovvero le aziende.