Pressione alta, un assegno per invalidità post pandemia: come richiederlo

I soggetti che soffrono di pressione alta possono richiedere l’invalidità e ricevere un assegno mensile. Scopriamo in quali circostanze specifiche.

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Il numero di persone che accusa problemi di pressione alta è aumentato a dismisura dopo la pandemia. L’ansia, le paure, la curva che risale, il Covid ha messo in ginocchio i cittadini non solo dal punto di vista economico ma anche della salute pur non essendo stati contagiati dalla malattia. Negli ultimi due anni si sono accertati riscontri scientifici di una crescita di problematiche legate alla salute e soprattutto alle patologie cardiovascolari. E’ la pressione arteriosa a destare maggiore preoccupazione dato che aumentando provoca una maggiore pressione del sangue sulle pareti arteriose. Le conseguenze possono essere molto gravi e per questo l’ipertensione può essere considerata una malattia invalidante.

Pressione alta, i problemi post pandemia

La pressione alta o ipertensione può causare ictus e malattie cardiache. Inoltre, può danneggiare alcuni organi come il fegato e il cervello stesso oltre a provocare problemi alla vista. Il medico che ha in cura un soggetto che soffre di questa patologia può aiutare a tenere sotto controllo i sintomi con farmaci, l’alimentazione e uno stile di vita adeguato. Poco sale, molta frutta, niente alcool o fumo e tanta attività fisica sono le indicazioni più frequenti per le persone ipertese. Eppure, può capitare che le accortezze elencate non bastino e che la patologia risulti più grave e complicata da gestire.

Il peggioramento, ad esempio, potrebbe essere legato ad un forte stress come quello causato dalla pandemia da Covid 19. Indipendentemente dalle cause, la certificazione della malattia può portare all’erogazione di un assegno di invalidità nonché all’accesso a prestazioni assistenziali e economiche.

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Invalidità, cosa stabilisce l’INPS

I soggetti che soffrono di ipertensione arteriosa possono ottenere il riconoscimento dell’invalidità in alcuni specifici casi. L’INPS, infatti, elenca le percentuali invalidanti che stabiliscono la gravità della patologia e, dunque, il diritto ad un assegno di riferimento. Le percentuali sono del 10% per ipertensione arteriosa non complicata; dall’11 al 20% per ipertensione arteriosa non complicata senza terapia medica; dal 21 al 30% per ipertensione arteriosa con iniziale impegno cardiaco e dal 31 al 50% per cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco medio.

La percentuale è compresa tra il 51 e il 70% per cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco medio-severo e tra il 71 e l’80% per cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco severo-grave. Infine, l’INPS riconosce la percentuale tra l’81 e il 100% per cardiopatia ipertensiva scompensata. 

L’assegno di invalidità viene riconosciuto ai soggetti con una percentuale di invalidità compresa tra il 74 e il 99% e un reddito non elevato (sotto i 4.931,29 euro). L’importo erogato è di 287,09 euro per tredici mensilità.