Pensione, l’attesa è di fuoco: tutte le domande a rischio

Per il 2022, cambiano solo alcune regole per l’accesso alla pensione. Ma resteranno decisive: ecco tutte le condizioni per non incorrere nel “no” dell’Inps.

Pensioni domande respinte
Foto © AdobeStock

Il superamento di Quota 100, per il momento, passa da misure temporanee. La vera e propria riforma della pensione dovrà aspettare ancora un po’, almeno fino al 2023. Nel frattempo, avanti con Quota 102 (molto probabilmente) e con gli strumenti per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro. I quali, come abbiamo visto, non inglobano tutte le categorie di lavoratori, specialmente i giovani. Tuttavia, se gli aspetti generali della pensione vanno più o meno cambiando (non sempre adeguandosi agli standard richiesti), non varia il concetto di base: per accedere ai trattamenti, saranno necessari requisiti precisi, mancando i quali l’Inps potrebbe respingere le domande.

Per quanto riguarda la pensione di anzianità, ad esempio, nel 2022 rimarranno immutati i requisiti rispetto al 2021. Accesso, quindi, a 67 anni di età e 20 minimi di contribuzione per ambo i sessi e per tutti i settori lavorativi, inclusi privati e autonomi. Richiesta al via da gennaio 2022, chiaramente solo per coloro che avranno raggiunto tali soglie al dicembre dell’anno in cui la domanda viene presentata. Pena, l’annullamento della richiesta. Inoltre, alla data di decorrenza della pensione si richiede la cessazione di ogni attività lavorativa dipendente da terzi. Non così per gli autonomi.

Pensione 2022, i requisiti per l’ok dell’Inps

Il discorso fatto per l’anzianità, vale per tutti gli altri trattamenti pensionistici, inclusi quelli anticipati. Per quest’ultime, ad esempio, vanno tassativamente rispettati i requisiti contributivi previsti. Chi non raggiunge l’età minima richiesta per la pensione di vecchiaia, potrà fare domanda per la anticipata chiunque abbia maturato 41 anni e 10 mesi di contribuzione (donne) o 42 anni e 10 mesi (uomini). Requisito previsto fino al 31 dicembre 2026. Tale trattamento vale per un ampio ventaglio di beneficiari, allargato ulteriormente con l’ultima Manovra. Rientrano nel gruppo chi arriva a godere dell’Ape Sociale (ovvero soggetti fragili e lavoratori impiegati in attività usuranti) e di Opzione Donna (lavoratrici con 35 anni di contributi e almeno 58 anni, 59 per le autonome).

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Due opzioni rinforzate (Ape Sociale) o prorogate (Opzione Donna). Resta però il nodo dei lavoratori precoci. Ovvero, coloro che hanno iniziato a versare contributi prima dell’1 gennaio 1996. Tali soggetti potranno richiedere la pensione anticipata a 64 anni di età, da adeguare, dal 2023, agli incrementi della speranza. Occorreranno però almeno 20 anni di contribuzione effettiva e prima rata non inferiore a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale. La cui cifra, al 2021, è di 1.288,78 euro. La domanda di pensione anticipata potrà essere inoltrata tramite patronato oppure online presso l’Inps. In questo caso, occorrerà l’identità digitale Spid. I requisiti saranno tassativi. Altrimenti scatterà la botola dell’Inps e addio assegno.