Problema Green Pass, non siamo più al sicuro: qualcuno in questo momento, potrebbe usare i nostri dati, ecco come ci arriva

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Sembra assurdo, ma il Green Pass diventa una cosa pericolosa. I truffatori infatti, si sono messi all’opera ed ora siamo al passaggio successivo, alla vendita di certificati verdi falsi: quelli clonati. Mentre i contagi sono in salita e siamo solo in attesa del prossimo Decreto, una parvenza di normalità è data proprio dai certificati verdi.

Il fatto è che si conta che solo in Italia, ci sarebbero in giro 500 pass rubati. Si tratta di  furto d’identità digitale e qualcuno potrebbe essere in giro, usando i nostri dati personali. Ma come si è creato il commercio di Green Pass falsi e rubati?

Paura Green Pass: è sicuro?

Un Green Pass falso costa circa 200 euro, l’equivalente di almeno dieci tamponi. Questi soldi fanno comodo ai malviventi, che hanno escogitato quindi un modo ancora più sicuro, i pass che invece di essere falsificati, sono rubati. I giornalisti de Il fatto quotidiano, hanno portato avanti una inchiesta sul caso, cercando tra le chat di no pass e no vax, su Telegram o nel dark web. Si è evinto, che diversi documenti di cittadini inconsapevoli, erano stati riprodotti.

“Condividete lo zip con tutti i Qr?”, è la domanda fatta da più utenti, che ha incuriosito gli investigatori. Ed in quel documento, centinaia di certificati clonati erano alla portata di tutti. Il pagamento avveniva in Bitcoin e si aggirava sui 100-200 euro per avere il file con un solo Green Pass. Dati i complessi metodi di schermo, non è stato subito facile arrivare a queste chat e non è detto che non ce ne siano altre, meglio nascoste in giro. Ma soprattutto per ora, è ancora lontana la scoperta di chi possa essere l’autore.

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Sanzioni: chi usa un Green Pass non proprio, rischia fino a 400 euro, se poi si va a sostituire direttamente la persona, è previsto un aggravio che non è solo pecuniario: si rischia fino ad un anno di carcere. Qualcuno è già stato scoperto ad usare l’identità digitale di un’altra persona ed in realtà è stato così poco furbo da aiutare le autorità a farsi prendere. Infatti, un content creator entrato alla Games Week di Milano con il certificato di un altro, se ne è poi vantato via web, così che oggi è finito per essere un accusato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale.