Gli importi delle pensioni del futuro saranno da fame. Questo il dubbio che nasce con l’abbandono del sistema di calcolo misto. Cerchiamo di far luce sulla questione.

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La questione relativa al tema “pensioni” diventa sempre più spinosa con l’avvicinarsi del nuovo anno. Il 31 dicembre 2021 diremo addio a quota 100 e dal 1° gennaio conosceremo la nuova strada che il nostro Paese intraprenderà. Gli scenari previsti sono, ad oggi, poco incoraggianti e delineano un futuro incerto e più povero per tante persone. In special modo per il lavoratori di età compresa tra i 50 e i 55 anni per cui si ipotizza un assegno pensionistico dall’importo bassissimo.

Le pensioni del futuro, un quadro inquietante?

Il Governo ha l’esigenza di raggiungere un bilancio differente dal livello attuale. A tal scopo ipotizza l’eliminazione delle pensioni anticipate con le caratteristiche di oggi e punta ad un rinnovo dell’intero sistema pensionistico. Al momento, Quota 100 sarà sostituita da Quota 102 – salvo cambiamenti improvvisi dell’ultimo minuto. La nuova idea permetterà di andare in pensione anticipata nel 2023 a poche migliaia di lavoratori (16.800 per le precisione) dato che il requisito anagrafico richiesto sarà di 64 anni a cui si dovranno affiancare 38 anni di contributi.

Questa Quota 102 ci farà compagnia – in molti diranno fortunatamente altri no – per dodici mesi. Poi, nel 2023 assisteremo ad un ulteriore cambiamento con un ritorno al pensionamento ordinario (Legge Fornero). Tutti dovranno raggiungere i 67 anni per andare in pensione. Chi vorrà andare in pensione anticipata dovrà accettare un notevole taglio dell’assegno, condizione finora applicata su Opzione Donna.

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Quali importi dovremo aspettarci

Il futuro appare piuttosto incerto e ci si domanda quali saranno gli importi delle pensioni di domani. I lavoratori che hanno oggi età compresa tra i 50 e i 55 anni dovranno attendere i 67 anni per andare in pensione e dovrebbero farlo con il pensionamento della Fornero. Passerà, dunque, un lungo periodo alla fine del quale la possibilità di calcolo della pensione con il sistema misto sarà solo un lontano ricordo. Se oggi l’assegno è ragionevole, se il tasso di sostituzione si attesta sul 70% circa dell’ultima retribuzione, nel 2030 si sarà fortunati a ricevere la metà della busta paga percepita.

Un quadro inquietante che spaventa i lavoratori e che fa nascere dubbi sulla possibilità di affrontare una vecchiaia dignitosa. Quali sono le soluzioni? I fondi pensioni, un trasferimento all’estero, continuare a lavorare ad oltranza? La speranza è che il Governo pensi ai suoi cittadini e dia le giuste possibilità economiche a chi dopo aver lavorato una vita vuole godersi la pensione.