Il 31 dicembre 2021 scade la proroga del blocco degli sfratti. Ma cosa succederà dopo? Ecco i possibili scenari inerenti questa delicata tematica

Blocco degli sfratti
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Torna in auge la diatriba sul blocco degli sfratti, visto che ormai manca poco alla fine della proroga al 31 dicembre 2021. Questa misura era stata adottata dal Governo Conte all’inizio della pandemia ed era stata ideata per tutelare gli affittuari di immobili ad uso abitativo o commerciale sui quali pendeva un provvedimento di sfratto per morosità.

Nel corso di questo lungo periodo caratterizzato dal covid, ci sono state molteplici le proroghe. Stavolta però con la fine dello stato d’emergenza (non sono in programma ulteriori estensioni), non sembrano esserci i presupposti per proseguire su questa linea.

Blocco degli sfratti: cosa potrebbe succedere nell’anno nuovo

Uno scenario che sta facendo mobilitare entrambe le parti in causa. Da un lato Confedilizia, la Confederazione Italiana Proprietà Edilizia che tutela le ragioni dei proprietari degli immobili, dall’altra le associazioni a tutela degli inquilini. 

Quest’ultime vorrebbero che in qualche modo possano essere tutelati coloro che per via del coronavirus si sono ritrovati in grave difficoltà economica a causa della perdita del lavoro o della riduzione del volume degli affari. 

A rendere la controversia ancor più accesa c’è anche la denuncia di Confedilizia per bocca del presidente Giorgio Spaziani Testa. A suo modo di vedere il blocco sarebbe stato applicato anche ai casi risalenti al 2019, quindi antecedenti allo scoppio della pandemia. In questo modo molti titolari di immobili si sono ritrovati di fatto senza una fonte di reddito (per molti l’unica o comunque una delle principali).

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Alla luce di ciò stando alla situazione di stallo venutasi a creare, dal 1 gennaio 2022, molteplici procedure di sfratto dovrebbero riprendere il loro iter con tempi a variabili a seconda del carico accumulato nella varie città.

L’ipotesi di una nuova proroga seppur remota non è poi così utopistica. In quel caso però scatenerebbe l’ira di Confedilizia, che è già contrariata del fatto che seppur gli sfratti dovessero regolarmente ripartire, i proprietari dovranno fare i conti con tempi piuttosto lunghi.

Inoltre al contrario di ciò che avviene negli Stati Uniti, non è stata stanziata nessuna somma a titolo di risarcimento. A ciò si aggiunge la mancata riqualificazione degli immobili in gestione a Comuni e Regioni, che in alcuni casi versano in condizioni di abbandono e sono diventati preda di occupazioni abusive.