Brutte notizie per i proprietari di casa alle prese con il blocco degli sfratti, che si ritrovano a dover fare i conti con l’ennesima batosta. Ecco cosa sta succedendo.

Blocco sfratti proprietari di casa
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Il Covid è entrato prepotentemente nelle nostre vite, portandoci a cambiare molte nostre abitudini. Al fine di contrastarne la diffusione, infatti, il governo ha deciso di adottare una serie di misure restrittive, che hanno portato alla chiusura di molte attività. Proprio in questo contesto, pertanto, sono in molti a dover fare i conti con delle difficoltà finanziarie, tanto da non riuscire, ad esempio, a pagare i canoni di affitto. Una situazione, quest’ultima, che finisce inevitabilmente per avere delle ripercussioni sui proprietari di casa.

Quest’ultimi, infatti, registrano a loro volta delle minori entrate e soprattutto riscontrano delle serie difficoltà nel riuscire a rientrare in possesso del proprio immobile. Proprio in questo ambito si inerisce il blocco degli sfratti, di cui molti potranno usufruire fino alla fine del 2021. Una misura che non è passata di certo inosservata, con molti proprietari di casa che si ritrovano a dover fare i conti con l’ennesima batosta. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa sta succedendo.

Blocco degli sfratti fino al 31 dicembre: secondo la Corte Costituzionale è una misura legittima

Rientrare in possesso del proprio immobile risulta sempre più difficile, con i proprietari che finiscono per vivere una vera e propria odissea. Una vicenda che attanaglia, purtroppo, molte persone, che si ritrovano inoltre a dover fare i conti con l’ennesima batosta. La Corte Costituzionale, infatti, ha di recente fatto sapere di considerare legittima la proroga del blocco degli sfratti fino alla fine del 2021, così come previsto dal Decreto Sostegni.

Questo è avvenuto dopo aver esaminato le questioni sollevate dai Tribunali di Trieste e di Savona. Il primo, in particolare, ha contestato l’applicazione del blocco degli sfratti anche in situazioni da cui non emergeva alcuna correlazione tra le difficoltà provocate dal Covid e il mancato pagamento dei canoni d’affitto, perché ad esempio risalenti a ben prima che ci si ritrovasse a dover fare i conti con tale virus.

Dello stesso avviso anche il tribunale di Savona, in base al quale estendendo il blocco degli sfratti a tutti i casi di morosità, compresi quelli antecedenti l’impatto del Covid, avrebbe così favorito i morosi, intaccando il principio di uguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge.

In un’udienza pubblica, però, la Corte costituzionale ha deciso di rigettare le istanze dei tribunali, sottolineando il fatto che il legislatore abbia ridotto in modo progressivo l’arco cronologico di validità di tale blocco, con il termine ultimo che resta fissato al prossimo 31 dicembre.

Confedilizia contesta la decisione della Corte Costituzionale

Sulla questione è intervenuta Confedilizia, che attraverso un comunicato ufficiale ha voluto contestare la decisione presa dalla Corte Costituzionale. Come si evince dal sito dell’organizzazione, infatti, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha dichiarato: “C’era una volta il diritto di proprietà. Potrebbe limitarsi a questa frase il commento alla sentenza con la quale la Corte costituzionale ha giudicato ‘non fondata’ la questione di legittimità del blocco degli sfratti in atto da 582 giorni“.

Ha quindi proseguito: “Secondo la Consulta, dunque, non contrasta con la Costituzione della Repubblica italiana il fatto che per quasi due anni (il blocco è iniziato il 17 marzo 2020 e il suo termine è attualmente previsto per il 31 dicembre) venga impedita per legge l’esecuzione di provvedimenti giudiziari che hanno ordinato la restituzione ai proprietari di immobili abusivamente occupati. Requisizione di fatto, niente reddito, niente risarcimenti, in moltissimi casi a danno di famiglie di proprietari a reddito medio-basso. Ma tutto ciò, secondo la Corte, non contraddice la nostra Carta fondamentale“.

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Per poi aggiungere: “Lo scarno comunicato dell’ufficio stampa della Consulta riferisce che ‘la Corte ha osservato, in particolare, che il legislatore ha progressivamente ridotto, con l’attenuarsi della pandemia, l’ambito di applicazione della sospensione, destinata comunque a cessare il 31 dicembre 2021’. Bene, ai proprietari in attesa di riavere il frutto del loro lavoro e del loro risparmio riferiremo che ‘comunque’ il 31 dicembre la requisizione di Stato avrà termine (e chissà se sarà vero). Intanto, possono continuare a cercare altrove le risorse per vivere, Caritas inclusa. In attesa di ottenere giustizia attraverso, magari, una meritoria trasmissione televisiva“.