Brutte notizie per i proprietari di casa, che rischiano di dover aspettare anni prima di rientrare in possesso dei propri immobili messi in affitto. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Sfratti
Foto di Schluesseldienst da Pixabay

Il Covid è entrato prepotentemente nelle nostre vite, portando con sé delle ripercussioni negative sia per quanto riguarda l’aspetto economico che sociale. Al fine di contrastarne la diffusione, infatti, il governo ha deciso di adottare una serie di restrizioni, come ad esempio il coprifuoco e la chiusura di diverse attività. A causa della crisi economica, quindi, molte famiglie riscontrano delle serie difficoltà nel riuscire a pagare i canoni di affitto. Una situazione che finisce per avere delle ripercussioni negative anche sui proprietari di casa, che a loro volta si ritrovano a dover fare i conti con delle minori entrate.

Se tutto questo non bastasse, riuscire a rientrare in possesso del proprio immobile risulta sempre più difficile, con i proprietari che finiscono per vivere una vera e propria odissea. Una vicenda che attanaglia, purtroppo, molte persone e che richiede, pertanto, una maggior tutela a favore dei proprietari. Oltre al blocco degli sfratti, infatti, bisogna fare i conti con dei tempi tecnici e trucchetti vari degli inquilini, che costringono i proprietari ad attendere anche tre anni, prima di riuscire a risolvere la situazione.

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Affitto e blocco degli sfratti, l’odissea dei proprietari di casa: fino a 3 anni per sfrattare un inquilino

Consegna chiavi per sfratto (Fonte foto: web)

Il prossimo 30 giugno dovrebbe cessare il blocco degli sfratti, con molti proprietari che potranno rientrare in possesso dei propri immobili.  Grazie ad un emendamento al decreto Sostegni, ricordiamo, sembra che lo sblocco sarà solo parziale. Dovrebbero continuare ad essere congelate, infatti, le procedure adottate dopo il 20 febbraio 2020. In questo modo, però, si rischia di agevolare anche coloro che hanno iniziato a non pagare ben prima dell’impatto del Covid. Le tempistiche per arrivare allo sfratto, infatti, sono molte lunghe.

Come spiegato dal Annamaria Terenziani del coordinamento legali di Confedlizia: “Riottenere le chiavi di una casa occupata da un inquilino moroso richiede tempi mediamente lunghi. E dopo la fine del blocco il timore è che l’attesa si allunghi ancora“. Come spesso accade, d’altronde, è più facile a dirsi che a farsi, con molti che rischiano di aspettare fino a 3 anni, prima di riuscire a risolvere la situazione. Ma come è possibile?

Proprietari di casa: rientrare in possesso del proprio immobile è sempre più difficile

In genere, come spiegato dall’avvocato Terenziani, così come si evince da Il Giornale, i proprietari agiscono dopo il mancato pagamento di più mensilità. A quel punto ci si rivolge ad un legale, che provvede ad inviare una lettera di sollecito. Grazie a quest’ultima si invita l’inquilino a versare i canoni arretrati entro un determinato lasso di tempo, pari in genere a 15 giorni.

Se l’inquilino non ritira la raccomandata, inoltre, si finisce per perdere un altro mese. Si resta quindi in attesa di una risposta, in mancanza della quale è possibile avviare la procedura di sfratto. Anche in questo caso, bisogna fare i conti con delle tempistiche particolarmente lunghe. Per la notifica dell’atto di citazione, infatti, servono 20 giorni, che diventano 30, prendendo in considerazione i tempi di ritiro. La prima udienza per la convalida dello sfratto viene fissata 40-50 giorni dopo la notifica.

A quel punto l’inquilino moroso può richiedere il “termine di grazia“, ovvero 90 giorni di tempo entro i quali si impegna a pagare le spese pregresse. Un modo spesso utilizzato solamente per allungare i tempi, senza provvedere effettivamente a pagare quanto dovuto. Il proprietario, quindi, chiede una nuova udienza, in seguito alla quale, in genere, vengono concessi al moroso dai 3 ai 6 mesi di tempo per lasciare l’abitazione.

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Come è facile intuire, purtroppo non tutti rispettano tali tempistiche. In questo caso deve intervenire l’ufficiale giudiziario che, a sua volta, provvede in genere a rinviare di altri tre mesi. Soltanto una volta trascorso questo lasso di tempo, quindi, è possibile procedere con lo sgombero forzato. Se nel frattempo nell’immobile è entrato un minore, un disabile o un anziano, però, l’ufficiale opta per un ulteriore rinvio.