L’annuncio dell’INPS sull’erogazione dell’assegno solo a chi non lavora ha scatenato dubbi e polemiche. Come può un disabile vivere con 280 euro al mese?

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I cittadini e varie associazioni alzano un grido comune dopo l’annuncio dell’INPS relativo al pagamento dell’assegno solo per i soggetti con disabilità parziale che non lavorano. Dov’è finito il diritto all’inclusione e al lavoro? La domanda è legittima nel momento in cui si pianifica una sopravvivenza per i disabili con pochi euro al mese e la difficoltà di una scelta tra un mensile di 280 euro sicuro e certificato oppure lavoretti precari economicamente non redditizi. In poche settimane il cambio di direzione dell’INPS ha sconvolto cittadini e movimenti che si occupano dei disabili impensierendo sul futuro delle persone coinvolte.

La decisione dell’INPS sull’erogazione dell’assegno

Sono passate solo poche settimane da quando era possibile ricevere l’assegno INPS anche se si svolgeva un lavoro la cui retribuzione non portava più di 400 euro al mese. Ora il combaciare di lavoretto precario e accesso al supporto economico non è più ammesso e le conseguenze graveranno soprattutto sui soggetti con disabilità parziale. Inclusione e ricerca di autonomia sono concetti che si stanno allontanando sempre più dalle reali possibilità riservate ai disabili. Finora chi presentava una percentuale di invalidità compresa tra il 74 e il 99% poteva ricevere l’assegno di invalidità pur presentando un reddito personale. Condizione necessaria era l’importo inferiore a 4.931 euro all’anno. Il cambio di rotta crea disagi, perplessità e difficoltà rilevanti, come afferma il presidente della Fish.

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Le preoccupazioni dopo l’annuncio dell’INPS

Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il superamento dell’handicap, ha riferito l’arrivo di numerose richieste di spiegazioni e informazioni dopo l’annuncio dell’INPS. I soggetti interessati non sanno se devono licenziarsi, rinunciare all’assegno e, in generale, come vivere una vita dignitosa in seguito alla decisione dell’ente.

Vivere con 280 euro e stare a casa o andare a lavoro per un massimo di 400 euro mensili? Questo è un quesito che mostra il limite del sistema in relazione alle problematiche di una disabilità. Tante famiglie e persone disabili sono perennemente in difficoltà economica, hanno debiti da saldare e nel futuro vedono solo ulteriore impoverimento. Conseguenze certe sono, poi, l’esclusione e la segregazione, termini che lo Stato italiano dovrebbe abolire invece che alimentarli. Ai cittadini disabili deve essere data pari dignità e l’uguaglianza dovrebbe essere un diritto di tutti. La Fish si è subito mossa chiedendo l’intervento della politica e una revisione della normativa. La speranza è che l’emendamento proposto possa risolvere positivamente la situazione e ribadisca l’importanza dell’inclusione della disabilità nel mondo del lavoro.