In seguito all’addio di quota 100, la prossima riforma delle pensioni potrebbe portare con sé un “malus” sull’assegno. Ecco cosa c’è da sapere in merito.

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L’ultimo periodo è stato segnato dal Covid che continua purtroppo ad avere delle ripercussioni negative sulle nostre esistenze, sia dal punto di vista sociale che economico. Al fine di contrastarne la diffusione, infatti, il governo ha deciso di adottare una serie di misure restrittive, molte delle quali hanno costretto molte famiglie a registrare delle minori entrate.

Ma non solo, sempre l’esecutivo a guida Draghi è chiamato ad attuare entro la fine dell’anno la riforma delle pensioni, al fine di evitare il ritorno della legge Fornero. Molte sono le ipotesi in ballo, tra cui quella di un’uscita anticipata dal mondo del lavoro, con una penalizzazione sul vitalizio. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Pensione a 63 anni e “malus” sull’assegno: ecco l’ultima ipotesi

Il prossimo 31 dicembre si dirà addio a quota 100 e per questo motivo sono in molti a chiedersi quali saranno le prossime mosse del governo in merito ad un tema particolarmente delicato, come quello della riforma delle pensioni. Tante, d’altronde, sono le ipotesi in ballo, come ad esempio quella dell’ex ministro Cesare Damiano e del presidente dell’Inps Tridico.

Quest’ultima prevede l’assegno anticipato solo per la quota contributiva, mentre la prima sulla pensione intera con penalizzazioni per la quota retributiva. In ogni caso lo scopo è quello di evitare il ritorno alla legge Fornero, con una soluzione, al momento al vaglio del governo, che potrebbe prevedere l’uscita dal mondo del lavoro a 63 anni con penalizzazioni sul vitalizio. Si tratterebbe della cosiddetta Ape contributiva.

Ovvero la possibilità di andare in pensione con venti anni di contribuzione, 63 anni di età e un assegno già superiore alla rendita sociale. In questo caso si percepirebbe solo la pensione calcolata con il sistema contributivo. L’altra parte, quella calcolata con il metodo retributivo, invece si inizierebbe a percepire a partire dai 67 anni di età. Una soluzione, quest’ultima, di cui potrebbero usufruire in tre anni circa 200 mila persone.

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Unica nota dolente il cosiddetto “malus” sull’assegno, ovvero il fatto che l’anticipo pensionistico risulti particolarmente basso, tanto da scoraggiare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro. Al momento, comunque, si tratta solamente di una ipotesi. Non resta quindi che attendere e vedere quali saranno le decisioni prese in merito dall’esecutivo con la prossima riforma delle pensioni.