La digitalizzazione dei tempi pandemici ha portato benefici, come la facilitazione dell’Inps all’accesso ai trattamenti di invalidità. Ma anche controindicazioni, come “dipendenza” dal web e truffe

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Con le scorie dell’emergenza Covid toccherà fare i conti a lungo. Forse gli effetti, nonostante la ripartenza, saranno anche più lunghi della pandemia stessa. Perché in fondo il Covid ha cambiato tutti, incidendo sulla nostra quotidianità, sul nostro lavoro e anche sulle nostre abitudini. Un aiuto importante, il Governo ha cercato di imprimerlo con la digitalizzazione, ovvero snellendo le procedure di accesso ai benefit così come per il disbrigo delle pratiche d’ufficio. In pratica, più rapidità per richiedere indennità, aiuti e bonus vari, ma anche nell’invio della documentazione, dei pagamenti e di eventuali richieste di atti.

Inps, invalidità civile senza visita

Il decreto n. 76 del 2020 ha puntato proprio sulla semplificazione e sull’innovazione tecnologica. In questo senso, a essere inseriti nel quadro sono stati anche dei provvedimenti relativi a trattamenti riconosciuti dall’Inps. L’invalidità civile rientra nella categoria e il Decreto Semplificazioni ha accorciato sia i tempi che le modalità di accesso al trattamento, escludendo il requisito obbligatorio della visita medica per alcune categorie di beneficiari. In merito, si è espresso lo stesso Inps con la circolare 3315 dell’1 ottobre, nella quale ha fatto sapere quando sarà necessario visitare il soggetto presso una struttura dell’ente e quando invece non lo sarà. Nella prima casistica, rientrano ad esempio coloro affetti da patologie e menomazioni irreversibili. Verrà inoltre presa in considerazione l’età della persona e le possibili difficoltà a recarsi alla visita. Le prove documentali trasmesse all’Inps saranno comunque fondamentali.

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L’avviso di Telegram: “Disinstallate WhatsApp”

Chiaramente, l’apporto tecnologico ha provocato qualche defaillance. Ed era inevitabile che accadesse. Ne è un esempio il “down” di Facebook e di tutte le app connesse, durato sette ore e primo vero confronto con gli effetti dell’astinenza da social network. Dal momento che all’azienda di Mark Zuckerberg fa capo anche WhatsApp, il già difficile periodo trascorso dalla più nota app di messaggistica ha creato un nuovo vantaggio per le applicazioni rivali. Fra queste Telegram, finita di recente al centro di un caso per un messaggio in cui si suggeriva agli utenti di disinstallare proprio WhatsApp. Non è chiaro in quanti abbiano seguito questo consiglio. Fatto sta che l’invito è stato naturalmente accolto con più di qualche riserva da WhatsApp e anche in rete ha fatto discutere. Specie memori di quanto accaduto qualche mese fa, quando l’aggiornamento sulla privacy dell’app di Facebook aveva portato molti utenti a migrare su Telegram.

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Truffa del pacco postale: occhio al finto messaggio

Ma gli effetti “deleteri” della digitalizzazione riguardano anche altri campi. Soprattutto quello delle truffe. Hacker e pirati del web vari, infatti, hanno approfittato del massiccio ricorso a operazioni di acquisto e pagamenti vari online per piazzare le loro trappole, in molti casi micidiali. Una di queste riguarda i pacchi postali, non meno al riparo di altri settori dagli influssi dei truffatori.

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Spesso, infatti, vengono inviati sulle nostre caselle mail dei messaggi fasulli, nei quali si paventano delle presunte trattenute su un ordine online, invitando i malcapitati a cliccare su dei link per seguire le istruzioni di sblocco e recupero. Chiaro che si tratta di tentativi di phishing e che cliccare su dei link qualsiasi propinati sul web non è una mossa saggia. Meglio ricordarsene.