Dal 15 ottobre il Fisco ripartirà con il pignoramento del conti correnti dopo il fermo della riscossione coattiva imposto da marzo 2020. 

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Brutte notizie per lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, pensionati e titolari di partita IVA. La macchina del Fisco ripartirà a pieno regime dal prossimo 15 ottobre iniziando con i primi pignoramenti dei conti correnti dopo una lunga pausa. Il fermo della riscossione coattiva era stato deciso nel mese di marzo 2020 a causa della pandemia globale e delle serie conseguenze economiche provocate dalla diffusione del Covid 19. Ora che l’emergenza ha superato il peggio, il Fisco riprende la sua attività ed è pronto a svuotare i conti dei debitori.

Riscossione coattiva con pignoramento dei conti correnti

Stipendi e pensioni sono a rischio ora che l’Agenzia delle Entrate ha l’autorizzazione a procedere con il pignoramento dei conti correnti. Dal mese di ottobre il Fisco, le Regioni e i Comuni riprenderanno ad inviare le cartelle esattoriali e ricominceranno con la riscossione dei debiti e con l’accertamento dei pagamenti.

Si prospettano tempi duri, dunque, per i lavoratori e i pensionati che risulteranno essere debitori. La riscossione forzosa è alle porte e porterà al pignoramento del conto. Ciò significa che il conto corrente verrà bloccato e i soldi presenti potranno essere utilizzati per pagare i creditori. Prima di procedere con l’espropriazione forzata, l’Agenzia delle Entrate provvederà ad inviare una notifica dell’atto di pagamento. Il debitore ha cinque giorni di tempo per provvedere al versamento della somma dovuta.

Anche i Comuni fanno la loro parte

Non solo Fisco, anche i Comuni per far cassa cominceranno a richiedere il pagamento di tasse non corrisposte. Imu, bollo auto, Tari, ai cittadini verrà richiesto di saldare un eventuale debito. L’operazione si compirà chiedendo l’intervento dell’Agenzia delle Entrate/Riscossione oppure di società private.

Il contribuente dalla parte del torto dovrà procedere versando quanto dovuto. La Legge, infatti, impone il principio di uguaglianza di tutti i cittadini anche in riferimento all’ambito fiscale. Il debitore potrà chiedere una rateizzazione qualora l’importo risultasse essere troppo elevato per le proprie tasche così come, qualora si individuasse un errore nella cartella, potrà richiedere l’annullamento della cartella.

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Quando il pignoramento dei conti correnti non è legittimo

L’Agenzia delle Entrate prima di procedere con il pignoramento vero e proprio del conto corrente invia una notifica al debitore. Se l’atto in questione dovesse contenere solamente l’ammontare del debito, il contribuente potrebbe far invalidare la cartella. Varie sentenze, infatti, hanno espresso il giudizio per cui una cartella debba contenere tutte le informazioni necessarie per risalire in modo univoco al debito di riferimento. La mancanza di dati dimostrerebbe l’illegittimità del pignoramento.