I nostri telefoni ci spiano? La questione è spinosa e sta catturando l’attenzione di un numero elevato di persone tra cui Marco Camisani Calzolari, informatico interpellato da Striscia la Notizia.

La possibilità di essere spiati attraverso gli smartphone incute timore a tanti utenti. Nessuna tesi complottista ma solamente realtà. E’ quanto si desume da una serie di esperimenti che è facile effettuare in autonomia per avere la certezza che qualcuno ci ascolti o meno. La prima prova interattiva è stata svolta da Striscia la Notizia con Marco Camisani Calzolari. L’ipotesi da dimostrare è “i nostri telefoni ci spiano” e la sperimentazione è stata fatta dall’esperto informatico interattivamente.

L’ipotesi dell’esperto informatico

L’informatico Marco Camisani Calzolari, esperto del settore da più di 25 anni, ha effettuato un esperimento per provare che tutti noi possiamo essere spiati attraverso lo smartphone. Il device vende i dati che registra alle agenzie di marketing che provvederanno ad indirizzare le pubblicità in arrivo sul telefono verso gli argomenti di rilevanza per l’utente. Secondo Calzolari, lo “spionaggio” avviene mediante l’uso di sistemi avanzati e di app capaci di accedere ed attivare il microfono del telefono.

L’esperimento interattivo a Striscia la Notizia

Durante il programma Striscia la Notizia, Calzolari ha invitato i telespettatori ad avvicinarsi alla televisione, alzare il volume e tenere a distanza ravvicinata lo smartphone all’apparecchio. L’obiettivo era dimostrare che il cellulare è costantemente in ascolto e si attiva in base a parole chiave. Così, l’esperto informatico ha iniziato a dire a voce alta “voglio un’automobile, mi serve un’auto nuova, una macchina per viaggiare, un’auto che consumi poco ma che abbia buone prestazioni”.

In seguito, ha invitato i telespettatori ad abbassare il volume della Tv e ritornare ad una giusta distanza dallo schermo. Ha poi affermato che alcune applicazioni presenti sullo smartphone sono in grado di attivare il microfono del device in modo tale da registrare le informazioni e girarle ad agenzie specializzate previo compenso.

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Come sappiamo se siamo spiati?

Marco Camisani Calzolari ha concluso l’esperimento invitando i telespettatori a fare attenzione alle pubblicità che avrebbero ricevuto nei giorni successivi. L’arrivo di pubblicità inerenti alle automobili confermerebbe la presenza sul device di app “spia” e confermerebbe la nostra presenza – o meglio quella dello smartphone – all’interno dei circuiti di vendita dei dati. Se non dovessero arrivare pubblicità di macchine significherebbe non avere app “spia” oppure che la parola chiave utilizzata non è stata comprata dai circuiti a cui apparteniamo. L’esperimento è facilmente replicabile in modo autonomo. Si potrebbe provare con un’altra parola chiave, ripetendola più volte accanto allo smartphone. In questo modo si capirà se siamo davvero spiati oppure no.