Vietare lo smartphone ai minori di 14 anni. È questa la proposta, tanto semplice, così come rivoluzionaria, che potrebbe dare il via ad uno scenario inaspettato.

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Ultimamente ci è stato richiesto, a causa del Covid, di stare attenti ad alcuni accorgimenti, come ad esempio il distanziamento sociale. Proprio quest’ultimo, in effetti, sembra aver contribuito a registrare un utilizzo sempre più massiccio dei vari strumenti tecnologici, come ad esempio gli smartphone. Dispositivi senz’ombra di dubbio utili, in quanto offrono la possibilità di comunicare in qualsiasi momento con amici e parenti anche distanti.

A partire dai social fino ad arrivare alle app di messaggistica istantanea, d’altronde, abbiamo solamente l’imbarazzo della scelta. A essere maggiormente attratti dalle nuove tecnologie si annoverano i ragazzi, con molti che a breve potrebbero vedersi vietare l’utilizzo dello smartphone da parte dei genitori. Ma per quale motivo? Entriamo nei dettagli e scopriamolo assieme.

Smartphone “Vietato ai minori di 14 anni”: la proposta di uno psicoterapeuta e di una psicopedagogista

Ormai alla portata di tutti, tanto da rischiare di dover fare i conti con una dipendenza da smartphone, questi dispositivi possono rivelarsi poco adatti per i più piccoli. Da qui la proposta di vietarne l’utilizzo fino ai 14 anni. Lo sanno bene Alberto Pellai e Barbara Tamborini che hanno di recente scritto un libro dal titolo proprio: “Vietato ai minori di 14 anni. Sai davvero quando è il momento giusto per dare lo smartphone ai tuoi figli?”.

Pellai, ricordiamo, è un  medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore al Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano. Barbara Tamborini, invece, è psicopedagogista, scrittrice e sua moglie. La coppia ha 4 figli, dai 12 ai 21 anni, e insieme hanno deciso di scrivere un libro volto a spingere i genitori a non dare uno smartphone personale ai propri figli prima dei 14 anni.

A tal proposito, in un’intervista a Il Corriere della Sera, lo stesso Pellai ha spiegato che “Innanzitutto ai genitori servono idee chiare e autorevolezza. Si può addirittura tornare indietro se un figlio under 14 ha già uno smartphone. Il concetto è: ti tolgo una cosa, ma per dartene molte altre. Quali? Progetti educativi avanzati, attività, relazioni in presenza, gruppo dei pari (coetanei) che si incontra dal vivo e non tramite uno schermo”.

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Ma perché proprio 14 anni? Ebbene, come spiega l’autore del libro: “Fino a quell’età il cervello è in balia della sua parte emotiva. Pensiamo a Pinocchio: è un bravo “bambino”, ma quando incontra Lucignolo non ha dubbi e lo segue nel Paese dei balocchi. I tre anni della scuola media sono caratterizzati da una grande fragilità e vulnerabilità, si è attratti da ciò che offre una gratificazione immediata. Il cosiddetto cervello cognitivo, in grado di tollerare una frustrazione, si sviluppa dopo, tra i 14 e i 16 anni. Ecco perché è importante allenare i nostri figli nella palestra della vita reale“.