MPS, il salvataggio dell’istituto costerà caro alle famiglie italiane

Potrebbe costare caro alle famiglie italiane il salvataggio dell’istituto MPS. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa sta succedendo.

MPS

L’ultimo periodo è stato segnato dal Covid che continua, purtroppo, ad avere delle ripercussioni negative sulle nostre esistenze sia dal punto di vista economico che sociale. Molte persone si ritrovano, purtroppo, a dover fare i conti con una difficile gestione del bilancio famigliare. Fronteggiare le varie spese risulta sempre più difficile e, se tutto questo non bastasse, si continua a dover fare i conti con alcuni vecchi problemi, che rischiano di costare caro a molte famiglie.

Ne è una chiara dimostrazione il caso Monte dei Paschi di Siena, il cui salvataggio continua ad essere oggetto di discussione e preoccupazione. Il rischio che la situazione non sia più sostenibile è sempre più elevato e per questo si rivela necessario l’attuazione di ulteriori interventi ad hoc, volti a limitare i danni. Una vicenda che non passa di certo inosservata, con le famiglie italiane che temono di dover pagare un conto salato. Ecco cosa sta succedendo.

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MPS, il salvataggio dell’istituto costerà caro alle famiglie italiane: le stime

In base alle stime dell’associazione dei consumatori, Consumerismo No Profit, il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena potrebbe costare 717 euro ad ogni singola famiglia italiana. In base a quanto si evince dal sito di Nicola Porro, però, rischia di costare molto di più. Una storia che dura ormai da anni, quella dei Monte dei Paschi di Siena e che sembra destinata a far parlare di sé ancora a lungo. Gli ultimi stress test dell’EBA hanno evidenziato, ancora una volta, le enormi difficoltà vissute dall’istituto.

Una situazione sempre più difficile da sostenere e per cui si necessitano misure ad hoc, con lo Stato che sembra pronto ad intervenire per sanare la posizione dell’istituto e agevolare l’operazione di salvataggio con Unicredit. Una soluzione che finirebbe, però, per aggiungerà costi a costi. In crisi profonda dal 2007, da allora il valore di MPS è sceso continuamente. Negli ultimi 10 anni l’istituto ha accumulato perdite per oltre 23 miliardi di euro chiudendo solo due bilanci in utile, ovvero il 2015 e il 2018.

Tra febbraio e luglio 2016 la banca a è stata sottoposta alla prova di stress condotta dall’Autorità Bancaria Europea in cooperazione con la Banca Centrale Europea e le autorità di vigilanza nazionali. Ebbene, alla fine del 2018 MPS avrebbe mostrato un significativo peggioramento della situazione patrimoniale, con la BCE che ha chiesto, pertanto, l’adozione di misure volte a risolvere i problemi della banca. Oggi, ricordiamo, il Tesoro è il primo azionista di MPS di cui detiene il 68,24% del capitale.

Nel 2017 ha pagato 7 euro in media per azione, su cui ha perso 4,5 miliardi di euro ovvero, l’82% di quanto investito. Se tutto questo non bastasse, sull’istituto pesano 10 miliardi di cause legali. Soldi di cui starebbe pensando di farsi carico ancora lo Stato, in quanto risulta molto complicato riuscire a trovare un istituto disposto a comprare o fondersi con Monte dei Paschi di Siena. Parte dei crediti deteriorati di banca MPS, inoltre, sono finiti in una partecipata pubblica, la AMCO.

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Secondo alcuni operatori del settore Amco la controllata del tesoro che rileva i Non Performing Loans (crediti deteriorati) li paga fino al 20% in più“, fa sapere Consumerismo. “Il che è come dire che paga 8 miliardi qualcosa che gli altri operatori comprerebbero a 6,6. E questa differenza chi ce la mette? Sono soldi pubblici, quindi ancora il contribuente a cui aggiungiamo un ulteriore conto di 33 euro (76,5 euro a famiglia)“. Sommando tutto, quindi, il salvataggio dell’istituto potrebbe costare ad ogni famiglia italiana più di 700 euro.

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