Attenti al ricalcolo dell’assegno. Con la prossima riforma delle pensioni ci si potrebbe ritrovare a dover fare i conti con degli importanti cambiamenti. Ecco cosa c’è da aspettarsi.

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Il lavoro si rivela essere, senz’ombra di dubbio, una componente importante della nostra vita, in quanto ci consente di attingere a quella fonte di reddito necessaria per soddisfare le varie esigenze personali e della propria famiglia. Allo stesso tempo non si può negare come spesso si riveli essere una fonte di problemi, per via delle varie scadenze e impegni da rispettare. Proprio per questo motivo sono davvero in molti a non vedere l’ora di raggiungere l’età per accedere al trattamento pensionistico

Non stupisce, quindi, che il tema delle pensioni abbia da sempre destato particolare interesse, con molti che sono in attesa di scoprire quali saranno le novità introdotte con la riforma delle pensioni, che dovrà fare i conti con l’addio di quota 100. Molte le ipotesi in ballo, con il ricalcolo dell’assegno che potrebbe portare con sé delle importanti novità. Ma di cosa si tratta? Entriamo nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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Pensioni, attenti al ricalcolo dell’assegno: i possibili scenari

Il prossimo 31 dicembre si dirà addio a quota 100. Questo vuol dire che chi vorrà andare in pensione non potrà farlo più a 62 anni, ma dovrà attendere il raggiungimento dei 67 anni di età, così come previsto dalla Legge Fornero. Una situazione che preoccupa in molti, che attendono per questo una riforma delle pensioni che consenta di contrastare il tanto temuto scalone di 5 anni che si verrebbe a creare.

Proprio in questo contesto si inserisce la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in base cui si pensa di dividere la quota della pensione in due parti, ovvero una quota retributiva e una contributiva. In questo caso si opterebbe per un anticipo pensionistico con solo parte contributiva all’età di 62/63 anni e 20 anni di contributi. La parte restante, quella retributiva, invece, verrebbe pagata a partire dall’età di 67 anni.

Altra proposta dell’Inps è quella di una possibile uscita anticipata a 64 anni di età e 36 di contributi. Una misura simile a Quota 102, ma che riduce di due anni il requisito contributivo. Tale proposta, così come si evince dal rapporto annuale INPS, comporta costi più bassi rispetto ad esempio a Quota 41, quest’ultima richiesta dai sindacati. Entrando nei dettagli si ipotizza, per un’uscita a 64 anni, una spesa pari a 1,2 miliardi di euro nel 2022, per poi arrivare nel 2027 a 4,7 miliardi di euro.

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Allo stesso tempo, per poter mantenere il principio di equilibrio dei conti, si punta al ricalcolo contributivo dell’assegno. Una misura, quest’ultima, che potrebbe finire per pesare ulteriormente con un ricalcolo totale dell’assegno, in particolar modo per chi ha un peso rilevante dei propri contributi nel sistema retributivo “misto”. Al momento comunque, come già detto, si tratta solo di ipotesi. Non resta quindi che attendere e vedere quali saranno le decisioni dell’esecutivo a guida Draghi in merito.