Occhio ai prelievi con bancomat e ai risparmi su conto corrente e libretto postale. In alcuni casi si rischia di dover fare i conti con delle brutte sorprese. Ecco cosa c’è da sapere in merito.

Conto corrente
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Il denaro non garantisce la felicità ma aiuta, senz’ombra di dubbio, a risolvere un bel po’ di situazioni problematiche. A partire dalla spesa settimanale, fino ad arrivare alle varie esigenze quotidiane, d’altronde, sono tante le occasioni in cui ci ritroviamo a dover mettere mano al portafoglio per acquistare bene e servizi di nostro gradimento. Non stupisce, pertanto, che proprio gli strumenti di pagamento finiscano spesso al centro dell’attenzione, soprattutto per via dei continui cambiamenti con cui ci si ritrova a dover fare i conti.

Basti pensare che continua a farsi sempre più largo l’ipotesi di dover, a breve, dire addio all’utilizzo del contante e ai prelievi da conto corrente. Proprio soffermandosi sui prelievi e risparmi su conto corrente e libretto postale, bisogna sapere che in alcuni casi si rischia di dover fare i conti con delle brutte sorprese. In particolare vi sono alcuni movimenti che possono finire nel mirino dell’Agenzia delle Entrate. Ma come è possibile e per quale motivo? Entriamo nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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Conto corrente e libretto postale: i movimenti che finiscono nel mirino del Fisco

Conto corrente pignoramenti
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Il Fisco può effettuare controlli sui redditi dei contribuenti in qualsiasi momento. A finire nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, ad esempio, sono le dichiarazioni dei redditi, ma anche la giacenza media annua dei depositi bancari e postali. A tal proposito, ad esempio, ricordiamo che è possibile incorrere in alcuni rischi nel caso in cui si dovesse violare la normativa sul monitoraggio fiscale non dichiarando eventuali somme di denaro all’estero.

Se un soggetto risiede in Italia, infatti, deve denunciare l’eventuale possesso in Paesi esteri di conto corrente, ma anche azioni, obbligazioni o  altre attività finanziarie. Questo solo in presenza di giacenze superiori ai 15 mila euro, per cui scatta l’obbligo del monitoraggio fiscale. Se non dichiarati, ad esempio, è possibile porre rimedio alla situazione attraverso una presentazione tardiva della dichiarazione entro 3 mesi, pagando una multa di 250 euro.

Ma non solo, è possibile incorrere in multe che oscillano tra i 5.164 e i 25.822 euro nel caso in cui un soggetto non riporti nella dichiarazione sostituiva unica, ovvero DSU, tutti i rapporti finanziari di cui si è titolari. A prescindere dalla somma di denaro posseduta, infatti, bisogna dichiarare tutti i conti di cui si è in possesso. Sono varie, quindi, le circostanze che vedono l’Agenzia delle Entrate intervenire attraverso controlli mirati.

Conto corrente e libretto postale, attenti a prelievi e risparmi

Se tutto questo non bastasse, entro il 31 marzo di ogni anno gli istituti di credito devono comunicare all’Anagrafe tributaria le varie operazioni bancario e postale. Grazie a queste informazioni, sia il Fisco che la Guardia di Finanza possono scoprire eventuali anomalie della dichiarazione reddituale. In particolare a finire nel mirino dell’Agenzia delle Entrate sono coloro che dichiarano redditi modesti, avendo però un tenore di vita elevato. Una situazione che induce a pensare che il soggetto in questione percepisca del denaro in nero.

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Allo stesso tempo a destare l’attenzione del Fisco sono coloro che non prelevano quasi mai denaro dal conto corrente o dal libretto postale o comunque effettuino dei prelievi di importo troppo basso. Se una persona non attinge ai propri risparmi per soddisfare le varie esigenze quotidiane, infatti, il Fisco presume che il soggetto in questione percepisca somme di denaro extra, non dichiarate. Una situazione che non passa di certo inosservata e che porta a dover fare i conti con i relativi controlli.