Mille monete romane, un ritrovamento archeologico di valore inestimabile (datato 2018), non ha ancora visto collocazione in un museo. Ecco perché.

Monete romane
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Vennero fuori dal cantiere dell’ex Teatro Cressoni, a Como. Un’anfora d’epoca romana, apparentemente di un ordinario valore storico. In realtà, lo scrigno di un tesoro. Letteralmente. All’interno del manufatto, nell’ottobre del 2018, vennero rinvenute ben mille monete d’oro, da 4,5 grammi ciascuna, analizzate dai laboratori della Soprintendenza ai beni archeologici e identificate come un reperto della prima età imperiale, fino al V secolo d.C. Non se lo aspettavano gli operai, che avevano iniziato il proprio lavoro sul sito dell’ex teatro e imbattutisi, poco dopo, in una vera e propria fortuna storica.

Probabilmente su un antico deposito pubblico di denaro sorgeva il Cressoni. Fatto sta che la città di Como, improvvisamente, si era ritrovata fra le mani un tesoro risalente all’età della Roma antica. E, già all’epoca, la Soprintendenza fece sapere di star “lavorando per riuscire a presentare il tesoro al pubblico in tempi ragionevoli anche in collaborazione con il Comune di Como e il Museo Archeologico ‘Paolo Giovio’“. Un vaticinio che, a tre anni di distanza, non sembra aver ancora sortito i propri effetti.

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Como, le monete romane restano fuori dal museo: ecco perché

L’obiettivo era esporle in un museo, così da renderle fruibili al pubblico. Tuttavia, il ritrovamento si è trasformato velocemente in un contenzioso. I contendenti, ovvero il Ministero della Cultura e la società alla quale si deve il rinvenimento, la srl Officine Immobiliari, erano finiti per via legali, a seguito della promessa di un premio di ritrovamento pari a 369 mila euro con ritenuta del 25%, pari a 92 mila euro. Il tutto a fronte di un valore che sarebbe molto superiore, nell’ordine di qualche milione. Eppure il 2021 sembrava l’anno giusto per poter vedere finalmente le monete esposte al pubblico, superando un contenzioso su un bene che, in fondo, è soprattutto di immenso valore archeologico. E quindi appartenente al patrimonio culturale del nostro Paese.

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L’esposizione era prevista nella chiesa delle Orfanelle, proprio accanto al museo Giovio. L’assessore alla Cultura, Livia Cioffi, a inizio anno aveva fatto sapere che “i tempi saranno lunghi. Non riusciremo come preventivato nemmeno per la prossima primavera, forse entro fine anno”. A febbraio era stato consegnato il progetto preliminare per la ristrutturazione del museo, dopo il quale sarebbe dovuta partire la gara in accordo con la Soprintendenza. L’obiettivo resta consegnare il tutto entro la fine del 2021. La speranza è che per allora, il Tesoro di Como abbia finalmente la collocazione giusta all’interno di un polo museale. Tre anni di attesa sembrano fin troppi.