Ore e ore di confronto hanno portato ad una nuova intesa sul blocco dei licenziamenti. Non tutti, però, saranno soddisfatti dei risultati raggiunti.

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Sindacati, Governo ed imprese si sono confrontati a lungo sulla questione licenziamenti per giungere ad una conclusione che lascia aperte troppe possibilità. Il blocco dei licenziamenti salta ma le aziende si impegnano ad utilizzare ammortizzatori sociali prima di procedere con l’allontanamento dei dipendenti. C’è ancora uno spiraglio di luce per tanti lavoratori.

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Le novità del blocco dei licenziamenti

Sindacati
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Sette lunghe ore di confronto hanno portato i sindacati, il Governo e le imprese a definire un nuovo accordo in cui il blocco dei licenziamenti rimane valido solamente per il settore tessile, delle scarpe e della moda in generale. Questo è quanto dovrebbe riportare il documento redatto durante il raggiungimento dell’intesa firmato da Mario Draghi, dal Ministro del Lavoro Orlando e dai sindacati Cgil, Cisl e Uil oltre alla ConfCooperative, Cna, Confapi e Confindustria.

Dal 1° luglio 2021, dunque, le aziende potranno licenziare i dipendenti indipendentemente dalla causa. Fino ad ora, il Governo ha aiutato le imprese colpite economicamente dalla pandemia per cercare di evitare il licenziamento e garantire la cassa integrazione. Ora questi aiuti non sono più previsti ma si parla di limitazioni dell’azione delle aziende al fine di tutelare i lavoratori.

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L’attesa dei tanti lavoratori in pericolo

A difesa dei lavoratori si attende un Decreto che disciplini proprio i licenziamenti. Nello specifico, l’attesa è di novità volte a difendere gli interessi di quelle persone che lavorano in settori duramente colpiti dalla crisi economica. Come già accennato, il settore tessile, delle scarpe e dalla moda verrà tutelato almeno fino ad ottobre. Per altre 17 settimane, infatti, tali comparti potranno utilizzare la cassa integrazione.

Le imprese degli altri settori, non avendo più a disposizione la cassa integrazione potranno sfruttare la cassa straordinaria per altre 13 settimane. La condizione principale è che non procedano con i licenziamenti. Il dialogo, dunque, è aperto per cercare di arginare la crisi con le disponibilità che si hanno a disposizione.