Una ricerca dell’Osservatorio sul credito al dettaglio inquadra la situazione delle imprese pronte ad affrontare la fine della moratoria sui prestiti.

Prestiti imprese
Foto di Credit Commerce da Pixabay

Gli avvisi erano stati lanciati in ogni modo. Il tema della ripresa economica avrebbe affrontato una serie di ostacoli, a cominciare dalle difficoltà prolungate per le imprese nel ripartire. E mai come in questo caso le avvisaglie erano state sensate. La crisi del credito deteriorato è stata evitata ma questo non significa che per le imprese la situazione sia migliore rispetto al periodo più duro della pandemia. Ad esempio, stando a una ricerca dell’Osservatorio sul credito al dettaglio, il tasso di default sarebbe in crescita. Questo significa che, a fronte di una prima impalcatura della ripartenza, il rischio che per alcune attività sia troppo tardi esiste ancora.

Secondo quanto riferito dalla ricerca congiunta di Assofin, Crif e Prometeia, addirittura il 19% dei prestiti alle imprese sarebbe sospeso. E nel primo trimestre del 2021, il tasso di default a 90 giorni del credito alle famiglie è arrivato all’attuale 1,2% dall’1,4% del 2020. Il credito al consumo, invece, scende all1,6% dall’1,8% di fine 2020. All’1,2% quello dei mutui immobiliari. Ora però, con la fine della moratoria, il rischio del credito tornerebbe a salire. La sospensione del periodo di sostegno al reddito, così come le misure di sospensione delle rate previste fin qui, provocherebbe un inevitabile effetto boomerang.

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Imprese in difficoltà, si alza l’asticella del default: chi rischia di più

Considerando che il credito alle famiglie si costituisce di un 37,6% di prestiti in moratoria, il rischio si trasferisce anche su questo piano. Mediamente, includendo il 18,6% dei mutui di liquidità e il 19,1% dei prestiti personali, la rata mensile media soggetta a sospensione è stata di 637 euro. Il tutto a fronte di un debito dei contratti sotto moratoria pari a 54.513 euro. Come riferisce la ricerca, si parla in modo maggiore del Nord Italia, soprattutto la Lombardia (20% dei prestiti sospesi), ma anche di regioni centro-settentrionali come Emilia-Romagna (8,9%) e Toscana (8,6%). Secondo posto per il Lazio, col 10,3%.

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Non dissimile il discorso per le imprese. I prestiti in moratoria vedono il 41,2% sotto forma di mutui immobiliari (21,7% in liquidità e un altro 20,4% in leasing).  Ancora, i prestiti personali vedono un’incidenza del 12,7% e quelli finalizzati del 9,0%. Si tratta per la stragrande maggioranza di società di capitali (73,3%). Più distanti le società di persone (23,2%) e quelle individuali (1,7%). La fine della moratoria sarà la prova della verità. Lì, probabilmente, si vedranno i veri effetti dei sostegni al reddito, così come al capitale.