Smartworking ibrido, fra casa e ufficio: la settimana si organizza così

Meglio a casa o in sede? Lo smartworking imporrà quasi sicuramente una via di mezzo. Le scelte più sensate per non scontentare il capo né se stessi.

Smartworking
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“Quando torneremo al lavoro” era stata una delle frasi cardini del lockdown duro, quando improvvisamente ci ritrovammo catapultati in una dimensione di stay-at-home che non ci apparteneva da tempo. E che, naturalmente, con i meccanismi del lavoro si sposava poco. Inutile girarci attorno: la pandemia ci ha cambiati ben più di quanto siamo disposti ad ammettere, avendo rivoluzionato la nostra vita in ogni aspetto e, soprattutto, arrivando a imporci uno stile di vita che fino a un anno e mezzo fa avremmo fatto fatica ad accettare. Lo smartworking ne fa parte a pieno titolo. E se fino a qualche mese fa sapeva di rimedio provvisorio, per alcune categorie lavorative va diventando sempre di più una situazione definitiva.

Almeno in parte. La sensazione, infatti, è che si stia andando verso una sorta di lavoro ibrido, un po’ in ufficio e un po’ in casa, con buona pace di chi lavora consumando corrente domestica. Una sorta di compromesso, rinforzando un modello per la verità già adottato in alcune aziende, anche prima della pandemia. Sapendo questo, ci si potrà comunque preparare prima e organizzare la propria settimana in modo tale da bilanciare il lavoro in casa e quello in ufficio. Si può fare, basta un po’ di ragionamento in base anche alle proprie esigenze.

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Smartworking ibrido, come gestire la settimana di lavoro

Chi vive in una grande città, ad esempio, sa bene che lo spostamento (in un periodo normale naturalmente) verso il luogo di lavoro solitamente non è una passeggiata. Chiaro però che la situazione dovrà essere concordata con l’azienda, così da non incorrere in problematiche antipatiche e, soprattutto, combinare al meglio orario di lavoro e tempo libero. Come si è visto, infatti, lo smartworking qualche controindicazione (come ad esempio il presentismo) ha finito per portarla. Risolvere subito la questione è fondamentale, come lo è decidere in modo sensato in quali giorni lavorare da casa e in quali, invece, è meglio recarsi sul posto. L’Economist ha tentato di dare una mano a sciogliere i dubbi, offrendo una piccola guida ad hoc.

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Dal lunedì al venerdì

Il lunedì è il giorno più complicato. Verrebbe da pensare che restare un altro giorno in casa dopo il weekend sia la scelta più sensata. Tuttavia, considerando che si pone all’inizio della settimana, bisogna considerare che il lunedì può essere giorno di riunione e di pianificazione, specie se si lavora in un contesto redazionale o manageriale. E mostrarsi propositivi già in avvio di settimana non può essere che un bel biglietto da visita. La questione del martedì è più complessa. Stare a casa spezzerebbe disarmonicamente la settimana ma consentirebbe di evitare, probabilmente, accavallamenti con altri. In pochi sceglierebbero il martedì e questo lo rende un giorno ideale.

Il mercoledì è il giorno ibrido per eccellenza. Spezzerebbe la settimana ordinatamente (due giorni a casa, due in ufficio e altri due a casa). Il vantaggio è di poter svolgere qualche commissione in un giorno non troppo affollato, come sarebbero il lunedì o il venerdì. Il giovedì in ufficio sembra una scelta sensata, considerando che il venerdì sarebbe una giornata decisamente più soggetta a controllo. Meglio non rischiare e prepararsi a un weekend tranquillo, piuttosto che trascorrere un venerdì… nero.

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