Una categoria calata appieno nel nostro tempo. Le Startup diventano unicorni, ovvero con valutazioni oltre il miliardo, con un percorso non semplice.

Startup unicorno
Foto © Pixabay

Non sempre un nome corrisponde al suo significato più immediato. Nel caso delle startup, ad esempio, collegare l’immagine dell’unicorno a quella dell’animale mitologico potrebbe essere un errore. Il termine “unicorno”, infatti, ha un significato ben preciso in finanza, riferendosi non a cavalli particolari ma, più concretamente, ad aziende private con una valutazione di mercato che va oltre il miliardo di dollari. Per quanto riguarda le Startup, naturalmente, il termine si declina alle società tecnologiche, fermo restando il criterio necessario del miliardo e oltre di quotazione.

Niente di leggendario dunque. Anzi, si è ben calati nella nostra epoca quando si parla di Startup unicorno, poiché si andrà a indicare una società privata, spesso nata dalle idee di giovani imprenditori, che ha già raggiunto livelli importanti in termini di valutazione di mercato. La loro ascesa, tuttavia, resta un argomento controverso fra gli esperti del settore. Alcuni, infatti, ritengono si tratti di un periodo di bolla dell’intera categoria. Per altri, la naturale deriva di un progresso tecnologico e innovativo.

LEGGI ANCHE >>> Stripe, la startup che spopola negli States: meglio anche di Facebook

L’ascesa delle Startup unicorno: il ruolo dell’Europa

Va detto che non è semplice ascendere a un rango così elevato. Anzi, i dati parlano di percentuali irrisorie fra le Startup in grado di arrivarci, sia per le difficoltà di garantire un prodotto da un miliardo che per i tempi richiesti (7 anni in media). Inoltre, la valutazione di unicorno non viene da sé, né si tratta di un titolo conferito ad honorem. Sono piuttosto gli investitori con partecipazioni nei round di finanziamento a garantirla, indipendentemente dalle loro prestazioni finanziarie. Un dato essenziale resta il potenziale di crescita. E, trattandosi di Startup (ovvero tutti gli unicorni), non potrebbe essere altrimenti dato che lo sviluppo e l’innovazione sono la pietra angolare per ogni progetto di questo tipo.

LEGGI ANCHE >>> Mobili usati, le strategie migliori per vendere (e comprare) online

La strategia della crescita rapida non è l’unica che può garantire a una startup di diventare unicorno. Molti di questi, invece, nascono con un aumento di capitale privato disponibile prima del passaggio a pubblico, ma anche tramite acquisizioni. Un esempio, in questo senso, può essere quello di Facebook, capace di cavalcare una cosiddetta “ondata tecnologica”. Ma anche Robinhood (che ha fatto lo stesso ma con interessamento, più che all’interazione, al trading online) e addirittura SpaceX. In Italia i nomi sono due: Yoox Net-a-porter (erede della Yoox di inizio Millennio, fondata da Federico Marchetti) e Depop, nata nel 2011 ma con sede a Londra dal 2012. L’Europa resta sui livelli di guardia per quanto riguarda gli unicorni: ben 70 sono sul Vecchio continente. Un buon segno forse.