Cashback, la bocciatura stavolta è sonora: “Va abolito”

Il provvedimento del governo Conte incorre nella stroncatura della Corte dei Conti. E le opposizioni già rilanciano: “Basta Cashback, soldi alle imprese”.

Cashback
Foto © AdobeStock

Sembra essere nato sotto una luna storta il piano del Cashback. Presentato come un incentivo ai consumi e un premio per i pagamenti tracciabili, alla lunga si sono contati più gli scivoloni che i vantaggi effettivi. In sostanza, una misura che avrebbe dovuto portare diversi benefici, si è trasformata in un cerchio bicolore più Yin che Yang. Del resto, fin da subito la misura non aveva convinto, persino sul suo presupposto base. Inizialmente, infatti, il Cashback era stato indicato come una possibile causa di assembramenti, proprio in virtù della richiesta di effettuare transazioni in sede e col sistema cashless.

Tuttavia, a lungo andare, il problema principale era stato riscontrato con i cosiddetti “furbetti del Cashback”. Microtransazioni, anche decine nella stessa giornata e per una sola spesa, che hanno mandato in crisi soprattutto i gestori dei distributori di carburante e stimolato l’attenzione del Ministero dell’Interno. Ora, chi non sarà in grado di giustificare questa pratica, rischia il declassamento nella classifica del super-rimborso. Ma se non bastasse, interviene pure un’altra problematica: la Corte dei Conti ha messo il sigillo sul Cashback. E non è di quelli buoni.

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Cashback, la bocciatura stavolta è sonora: le ragioni della Corte dei Conti

Il Report 2021 della Corte dei Conti, su coordinamento della Finanza pubblica, scatta un’istantanea del Cashback, elencandone criticità e limiti. Anzi, senza mezzi termini si parla di “enormi difficoltà”, sia nel monitoraggio degli effetti economici e tributari della misura tutta, che nel quadro generale di lotta all’evasione fiscale. Di fatto, il motivo cardine che aveva spinto il governo Conte a incentivare le transazioni cashless e, peraltro, ribadito da quello Draghi come uno degli obiettivi principali del nuovo corso. Fin da subito, però, era apparso chiaro come il Cashback non fosse particolarmente amato dal governo a guida dell’ex presidente della Bce. E, pur rimasto, si era capito come non fosse lo strumento di punta per il contrasto all’evasione.

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Ora, la bocciatura della Corte dei Conti (che stronca anche il rimborso da 1.500 euro, ritenuto eccessivo, e mette una pulce nell’orecchio anche alla Lotteria degli scontrini) scopre il fianco alle forze politiche che fin dal principio si erano opposte alla misura del Cashback. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, cavalca il pronunciamento della Corte e rilancia la revisione della misura nei prossimi mesi: “E pensare che per introdurre questo piano utile solo a far lucrare banche e società che gestiscono la moneta elettronica, il governo giallorosso ha stanziato la bellezza di 5 miliardi. Basta con queste follie”. Forse si può dire: il Cashback non è mai stato a rischio come in questo momento. E a pochi giorni dal primo giro di boa.