Brutte notizie per molti contribuenti che a breve dovranno fare i conti con l’arrivo di una comunicazione inaspettata. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Bollette indirizzo sbagliato
Foto: Web

Il 2020 è stato segnato dall’impatto del Coronavirus che continua, purtroppo, ad avere delle ripercussioni negative sulle nostre esistenze sia dal punto di vista economico che delle relazioni interpersonali. Al fine di contrastarne la diffusione, infatti, ci viene chiesto di prestare attenzione a vari accorgimenti come il distanziamento sociale o l’utilizzo delle mascherine. Se tutto questo non bastasse, molti imprenditori hanno dovuto abbassare le saracinesche delle proprie attività, costringendo molto famiglie a dover fare i conti con una grave crisi finanziaria.

Un contesto particolarmente complicato, che richiede l’attuazione di interventi mirati da parte dell’esecutivo, come ad esempio i contributi a fondo perduto approvati con il Decreto Sostegni. Allo stesso tempo la macchina amministrativa non si ferma mai e a breve molti contribuenti dovranno fare i conti con l’arrivo di una comunicazione inaspettata, che finirà per incidere, inevitabilmente, sul bilancio di molte famiglie. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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Fisco, brutte notizie in arrivo: termina la sospensione delle cartelle

Pignoramento sul conto (Fonte foto: web)

Il prossimo 30 giugno termina la sospensione delle cartelle e di tutte le notifiche. Questo vuol dire che a partire dal 1° luglio riprenderà, salvo un’ulteriore proroga dell’ultima minuto, l’attività di riscossione da parte del Fisco. L’Agenzia delle Entrate, quindi, si appresta a ripartire con una vera e propria valanga di avvisi di pagamento.

In particolare ripartiranno i pignoramenti attivati prima dell’entrata in vigore del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020. Il pignoramento, ricordiamo, riguarderà gli stipendi, pensioni e trattamenti assimilati. A tal proposito è bene sapere che sulla pensione il limite di pignoramento o stipendio non può essere superiore a più di un quinto del valore dell’assegno sociale.

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Nell’atto di pignoramento presso terzi, infatti, è presenta una citazione, rivolta al debitore e al terzo pignorato, che invita a presentarsi davanti al tribunale civile. Nel corso dell’udienza il giudice verifica l’esistenza di crediti del lavoratore, per poi autorizzare il pignoramento. Da quel momento in poi, quindi, il datore di lavoro ha l’obbligo di trattenere un quinto dello stipendio fino a quando non verrà ripagato il debito.