Storie di ordinaria amministrazione in un paese che spesso non ha regola. Storie che finiscono per diventare pubbliche.

Irene Pivetti
Irene Pivetti

Una storia all’italiana si potrebbe definire, di quelle gestite con la faciloneria tipica di chi di fatto non ci rimette di tasca proprio, di chi non ha il concetto della misura trovandosi a gestire fondi, soldi insomma, non suoi, e poi la testimonianza che sempre più di frequente i personaggi che immaginavamo lontani da determinati contesti politici ed economici ci sono dentro più che mai. Protagonisti della vicenda, Irene Pivetti, amministratrice di Only Italia e la Protezione civile. Una commessa milionaria per la consegna di mascherina ed un errore, assolutamente casuale, dicono.

La Protezione civile bonifica l’anticipo per un ordine di mascherine fatto alla società proprio di Irene Pivetti. Il problema nasce quando chi è addetto alla disposizione del pagamento, si sbaglia e per una questione di zeri, uno in più, in realtà, 1,3 milioni, diventano magicamente 13 milioni. Tutto normale, Irene Pivetti, dirà, nemmeno si accorge della cosa, controlla cosi, distrattamente e non si rende conto che invece di aver ricevuto 1,3 milioni di euro, ne ha ricevuti 13. La cosa appare improbabile, ma l’ex Presidente della Camera la spiega cosi.

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Questione di zeri: la situazione sembra non essersi ancora risolta

Ad un certo punto, quindi, ci si accorge dell’errore, e la Pivetti, considerato che avrebbe iniziato la consegna della merce di li a pochi giorni decide di farsi audace, chiedendo alla Protezione civile la possibilità di tenere i soldi come saldo dell’intero ordine, considerato che questo sarebbe comunque partito a breve. La risposta da parte della Protezione civile, stando alle parole dell’ex parlamentare leghista sembra non arrivare, e di conseguenza i soldi restano in mano alla Only Italia. Una situazione ai limiti del bizzarro, insomma.

Un servizio di Report, riporta la cosa alla luce, e colpisce in tutto ciò, la naturalezza e la quasi ingenuità con la quale la Pivetti racconta quanto accaduto, considerata la sua posizione finale, con i soldi ancora in mano alla sua società e mai più tornata alla Protezione civile, che nemmeno sembra rispondere alla richiesta di considerare quei soldi la chiusura, in un certo senso dell’affare, il saldo dell’intera operazione, almeno di quella nello specifico.

La questione, insomma resta aperta e Report prova ad indagare proprio tra quelle parole non dette, tra quelle dinamiche non specificate, tra quella sottile linea di confine che c’è tra gli interessi privati ed il settore pubblico. Colpisce la dinamica dell’intera situazione, della vicenda, soldi elargiti troppo facilmente, per errore. La leggerezza di chi gestisce interessi non propri, che nemmeno dovrebbe esistere.

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La solita storia all’italiana si diceva, almeno questo sembrerebbe, con una azienda di proprietà di una ex politica italiana, ed appalti milionari che per errore diventano ancora più milionari. Tutto fila no? In questo paese che spesso riesce ad essere l’espressione più comica e terribilmente subdola di quell’immagine che troppo spesso si porta dietro. Questa, insomma, è l’Italia.