Il Cashback di Stato ha preso una piega abbastanza diversa rispetto alla motivazione originaria per cui era stato ideato. Vediamo come si è evoluta la situazione in questi mesi 

Cashback
(Fonte foto: web)

Il Cashback ha senz’ombra di dubbio rivoluzionato le nostre vite e sta pian piano spingendo le persone verso quella dimensione di pagamento elettronico che nel giro di qualche decennio eclisserà definitivamente i tanto cari contanti.

Avere un incentivo solo per aver pagato con la carta (massimo 150 euro con almeno 50 transazioni effettuate in 6 mesi) d’altronde può essere un giusto compromesso. Se poi si aggiunge la possibilità di avere addirittura 1.5000 euro il tutto diventa ancor più allettante.

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Cashback di Stato: ecco come si sta trasformando a tutti gli effetti in un gioco

Un premio destinato ai primi 100.000 cittadini che hanno compiuto il maggior numero di transazioni. Per questo il Cashback nel giro di qualche mese è di fatto diventato una gara a chi fa più pagamenti con la carta.

Ciò però ha portato alla nascita di alcuni fenomeni come quello dei furbetti del Cashback e alla micro-transazioni che hanno sfavorito e non poco gli esercenti. Insomma, una gara a tutti gli effetti che è condizionata dalla possibilità di verificare in qualsiasi momento qual è la soglia per rientrare nella speciale graduatoria.

Probabilmente se così non fosse non ci sarebbe tutto questo accanimento. Al contempo però non avendo una controprova tangibile, il tutto rimane relegato nell’ambito delle mere e proprie congetture. Uno scenario che fa spostare l’attenzione sui motivi reali per cui questo strumento ha fatto capolino nel Bel Paese, ovvero favorire il processo di eliminazione dei contanti e dare il definitivo scacco matto all‘evasione fiscale.

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A queste condizioni però sembra prevalere maggiormente l’aspetto spettacolare che quello dell’utilità. Per questo per la seconda parte del 2021 è lecito aspettarsi delle modifiche per migliorare un’innovazione che ha delle basi buone e convenienti per tutte le parti in causa.