Salta il prolungamento auspicato, con l’unica eccezione della Cassa integrazione richiesta a partire dall’1 luglio. Ma sui licenziamenti insorgono i sindacati.

Blocco licenziamenti
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Stavolta le novità arrivano in termini negativi. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha confermato la scadenza al 30 giugno del blocco dei licenziamenti che, stando così le cose, non dovrebbe andare incontro a ulteriori proroghe. E questo nonostante le richieste convergenti del centrosinistra e centrodestra che sembravano aver aperto a soluzioni diverse in merito all’approfondimento tecnico sulla questione. Sfuma così la possibilità di allungare i tempi fino al 28 agosto, almeno per ora, per tutte le aziende che avevano fatto richiesta di Cassa integrazione per Covid dal decreto di fine giugno.

Per quanto riguarda la Cig, invece, viene confermata la possibilità di accedervi alle imprese a partire dal primo luglio, con esonero dalle addizionali fino alla fine del 2021. Previo, naturalmente, l’impegno a non procedere con i licenziamenti per tutto il periodo nel quale si usufruirà del beneficio. Una possibilità che, a ogni modo, non basta a mitigare gli animi inquieti delle associazioni di categoria, contrarie all’assenza di una proroga ad hoc.

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Blocco licenziamenti, niente proroga: solo un’eccezione per la Cigo

Particolarmente contrariata Confindustria ma anche le sigle sindacali manifestano il loro disappunto. Per questo, secondo fonti di Palazzo Chigi, è stata pensata una soluzione di compromesso che potesse garantire la prosecuzione almeno della Cassa integrazione senza contributo addizionale. Unica condizione, l’impegno a non licenziare. Ma del resto, l’obiettivo era proprio tamponare la possibile ripresa dei licenziamenti. Missione riuscita solo in parte e senza fissare alcuna proroga ad agosto rispetto a quanto previsto per fine giugno. Di fatto, la Cigo resta l’unica eccezione all’attuale normativa.

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Dal 30 giugno in poi, in sostanza, scatteranno di nuovo i licenziamenti. Solo per chi utilizza il Fondo d’integrazione salariale (Fis) o la cassa in deroga (Cigd), lo slittamento dovrebbe portare fino al 31 ottobre. A ogni modo, le sigle sindacali fanno sapere che la partita non è chiusa. Come spiega il segretario della Cgil, Maurizio Landini, “rimane il rischio che dal primo luglio ci possa essere chi licenzia. Il messaggio che viene dato, avendo ascoltato un po’ troppo Confindustria, è che i problemi si risolverebbero con la libertà di licenziare: un messaggio sbagliato“.