La Procura di Milano coordina una grossa indagine della Guardia di Finanza. Svelato un giro che sfruttava per truffa codici fiscali di professionisti deceduti.

Finanza contraffazione codici fiscali
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Una presunta truffa da 16 milioni di euro, smascherata dall’inchiesta “New Job” della Procura di Milano. Tanto erano riusciti a mettere insieme i destinatari dell’ordinanza cautelare emessa dal gip Anna Calabi, indirizzata nei confronti di 43 persone fisiche e 17 giuridiche. Fra queste, ai domiciliari è finito il segretario generale e legale rappresentante di una nota organizzazione. Assieme a lui, anche altri due imprenditori lombardi. La truffa sarebbe stata commessa attraverso il modello di versamento F24 relativo a imposte e contributi.

Il trucco, secondo quanto accertato dagli investigatori, avrebbe beneficiato di alcune società non operative, le quali chiedevano all’Agenzia delle Entrate dei versamenti a fondi pensione e ad altri enti bilaterali. Tutto tramite modello F24. Inoltre, nel richiedere tali versamenti utilizzando il credito in compensazione per le famiglie numerose, ossia il Bonus Renzi. Una truffa in piena regola per la quale, sempre secondo gli inquirenti, gli accusati avrebbero utilizzato un sistema standardizzato.

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Codici fiscali di defunti per una maxi-truffa: l’indagine

Stando a quanto emerso nel corso delle indagini, gli accusati avrebbero messo insieme un sistema che prevedeva l’ottenimento di un visto di conformità sui modelli F24 (necessario al fine del credito di compensazione) attraverso codici fiscali di professionisti. Molti dei quali, addirittura, risultavano deceduti. Numerosi gli enti bilaterali coinvolti nell’inchiesta, fra i quali anche nomi importanti, incluso uno costituito nel Salento nel 2015. Uno dei destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari era già stato arrestato nel 2018. In quell’occasione, assieme ad altre 4 persone, aveva ricevuto l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a truffe aggravate, con obiettivi enti come l’Inps e l’Agenzia delle Entrate.

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Un’inchiesta che mostra un sistema di rimborso fiscale ancora fin troppo esposto all’attacco di eventuali truffatori, potenzialmente con raggiri milionari. Come spiegato dal Gip, le società fittizie “inviavano i modelli F24 riferiti a posizioni debitorie e creditorie inesistenti, corredati del visto di conformità per la più parte reso da professionisti ignari”. Alcuni dei quali, come visto, corredati da codici fiscali appartenenti a persone non più in vita. Un giro scoperchiato e che, a quanto risulta, coinvolgerebbe oltre cento enti bilaterali su tutto il territorio nazionale.