La Banca centrale di Pechino ci ripensa: stop ai pagamenti con criptovalute. Bitcoin sprofonda, giù anche Ether e Dogecoin.

Criptovalute crollo
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Se era bastato un tweet a creare il panico, figurarsi ora che un intero Stato ha deciso di andarci piano. Non è un caso che, ormai da qualche ora, si sia cominciato a parlare di “Criptoapocalisse”. Bitcoin perde il 30% in una giornata, sfiorando i 30 mila dollari (proseguendo la sua colata a picco). Peggio ancora Ether e Dogecoin, giù rispettivamente del 40% (2 mila dollari) e del 43%. E pensare che solo pochi giorni fa entrambe (soprattutto la seconda) viaggiavano a ritmi incredibili, acquisendo sempre più legittimazione nell’ambito delle crypto. Cos’è successo quindi? Il dietrofront di chi più di tutti sembrava aver scommesso sulla valuta digitale, ecco cosa.

La Banca centrale cinese ha fatto sapere che i token digitali non potranno essere utilizzati come forma di pagamento. Apriti cielo: la tendenza ribassista già sperimentata negli ultimi giorni ha alzato le antenne non appena l’occasione si è presentata, spingendo i nomi top dei blockchain sull’orlo del baratro. Il tutto, naturalmente, con l’aiuto di Elon Musk e di Tesla, la quale ha fatto sapere che non accetterà più pagamenti in Bitcoin. Il problema è quello di sempre: l’instabilità di un mercato estremamente suscettibile ai cambiamenti, capace di andare alle stelle come alle stalle nel breve volgere di qualche ora.

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Criptovalute nella tempesta:

Inutile dire che il sasso era già stato ampiamente lanciato dalla decisione di Elon Musk, fan delle criptovalute ma spinto dalle circostanze a ritirare il suo endorsement. Problemi ambientali non indifferenti, instabilità (per ora) cronica e altri dettagli tecnici avevano impedito a Tesla di proseguire su quella strada. E già le monete digitali avevano preso l’ascensore verso il basso, trascinando con sé anche Coinbase e le sue azioni, coi titoli scesi in picchiata sotto i 210 dollari. Una tendenza al ribasso che rischia di proseguire ancora a lungo, visto il venir meno dei principali “sponsor” del sistema crypto. Una situazione più grave del previsto, anche in un mercato in cui le flessioni sono attese.

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In 10 giorni, il valore di Bitcoin è ad esempio calato di un terzo. L’estrema suscettibilità delle criptovalute è stata finora il principale freno alla costituzione di una reale alternativa finanziaria. Tuttavia, per chi avesse deciso di investirci sopra, al momento non sembrano esserci grossi scossoni. Anzi, il bilancio per ora resta con +25%. Il problema, semmai, è per il futuro: le brutte esperienze di questi giorni potrebbero spingere qualche potenziale investitore a ripensarci e a scegliere la via della prudenza. Incluse le aziende top naturalmente. Il tutto mentre i mercati azionari ordinari sono alle prese con il rialzo dell’inflazione, vedendo venir meno persino l’orizzonte di Bitcoin come possibilità di galleggiamento. Forse era tutto prevedibile ma non così repentinamente.