Partite IVA, scattano i controlli, meglio rivedere le proprie dichiarazioni dei redditi, interviene la Corte di Cassazione

Fisco debito
Agenzia delle Entrate (Fonte foto: web)

Per i possessori di Partita IVA, arrivano buone notizie da parte dell’Inps, ma a cancellare loro il sorriso c’è una nuova ordinanza. L’Agenzia delle Entrate ha già comunicato che il Fisco sta già preparando i nuovi mezzi per la lotta all’evasione.

All’interno del Decreto Sostegni, il tema della lotta all’evasione è tra i punti cardine, ed infatti, il Fisco è già in fase di controllo, su 90mila Partite IVA, circa. Controlli per tutti, professionisti, piccole e medie imprese, con occhio soprattutto sulle dichiarazioni dal 2014 al 2018.

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Partite IVA: cosa comporterà l’ordinanza

L’ordinanza è quella n.13085 del 14 maggio 2021, da parte della Corte di Cassazione, che non ha accettato un ricorso sulla sentenza della Commissione tributaria regionale di Firenze. Al professionista in questione mancava più di qualcosina, come per esempio l’assoluta genericità con cui venivano indicate le prestazioni, ma irregolarità sono scaturite anche dal controllo sulla redditività.

In via più generale, quindi, sono molti gli accertamenti che interesseranno come detto, non solo i professionisti ma anche un elenco di società. La Corte di Cassazione, porrà l’attenzione su tutte quelle dichiarazioni dei redditi, dove qualche imprecisione potrebbe portare ad eludere il Fisco. Quando le fatture generiche hanno un importo molto basso, è facile che il Fisco vi ponga maggiormente l’attenzione.

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Per quanto riguarda i ricorsi sugli accertamenti, è la stessa Corte di Cassazione a fare chiarezza: “il ricorso all’accertamento analitico-induttivo è legittimo quando, pur in presenza di scritture (contabili) formalmente corrette, la contabilità dell’impresa possa considerarsi complessivamente inattendibile, perché configgente con i criteri di ragionevolezza, sotto il profilo dell’anti economicità del comportamento del contribuente”.

Per andare più nel dettaglio: è consentito all’ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e accertare, anche in via presuntiva, maggiori ricavi determinando il reddito dell’impresa, con conseguente spostamento dell’onere della prova sul contribuente”.