La scadenza della proroga della sospensione delle attività di riscossione e della notifica della cartelle da parte del Fisco avrà diverse ripercussioni sul conto corrente. Ecco il possibile scenario

conto corrente
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Il tempo è ormai scaduto. A breve riprenderanno le attività di riscossione sui conti correnti da parte del Fisco. L’avvento del covid aveva lasciato un bel po’ di respiro a coloro che avevano dei debiti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

A partire dal 17 marzo 2020 con l’introduzione del decreto Cura Italia, sono infatti stati sospesi tutti i versamenti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati all’Agente della riscossione. Al tempo stesso sono stati congelati gli invii di nuove cartelle, così come la possibilità per il Fisco di riscuotere il denaro attraverso pignoramenti, ipoteche e fermi amministrativi.

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Quando e come riprenderanno i pignoramenti sul conto corrente

Adesso però bisogna trovare dei rimedi per farsi trovare pronti a saldare le pendenze pregresse che in quest’ultimo anno sono state messe in stand-by. D’altronde era risaputo che prima o poi questa “tregua” dovesse volgere al termine.

Il primo strumento su cui i creditori si rivalgono è ovviamente il conto corrente, motivo per cui in molti dovranno dire “addio” alle cifre che avevano custodito gelosamente in giacenza in quest’ultimo periodo. Da martedì 1 giugno riprenderà l’intero meccanismo delle azioni di recupero, compresi i pignoramenti. 

Ma quando avviene il prelievo forzato sul conto dell’utente? In questo contesto è praticamente immediato visto che è la soluzione più rapida, visto che al momento nonostante un gran vociferare non è stata ancora varata una Riforma della Riscossione.

Alcuni conti correnti sono decisamente più a rischio di altri come quelli delle Partite Iva e dei disoccupati. In quel caso l’intero ammontare può essere aggredito dal Fisco ovviamente fino alla completa estinzione del debito. 

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Diverso il quadro se parliamo di conto cointestato, che salva la giacenza al 50%. Quello in cui confluisce la rendita dell’assicurazione sulla vita non può invece essere toccato in alcun modo.

Secondo la normativa per pensionati e lavoratori dipendenti sono previsti limiti ai pignoramenti. Quelli avviati dal Fisco sono leggermente diversi rispetto a quelli a cui devono attenersi i creditori di altro genere.