Il contrasto alle pratiche di evasione fiscale rappresenta uno degli obiettivi dichiarati del governo Draghi. Ma quando scatta la prescrizione?

Evasione fiscale
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Il governo Draghi è stato chiaro fin da subito: il dossier dell’evasione fiscale è stato messo in cima a tutti i faldoni finiti sul tavolo di Palazzo Chigi. Rinnovare il sistema del Fisco tutto, condonare dove possibile e combattere sul fronte più caldo, sono stati i dettami adottati dall’esecutivo e rivelati dal premier fin dal suo primo discorso. Lotta all’evasione fiscale come pietra d’angolo non solo della ripartenza post-Covid ma del Paese in senso lato. Una possibilità anche in ottica di crescita, prima componente da rimettere in moto dopo un decennio sostanzialmente di stasi.

L’evasione fiscale del resto è un reato. E il versamento contributivo sulla base della propria capacità reddituale è un obbligo sancito dalla Costituzione (articolo 53). La violazione di questo passaggio si pone come perseguibile sul piano amministrativo e anche penale, qualora dovessero manifestarsi condizioni particolari. Reati tributari che, pur non essendo granitici nella loro impostazione legislativa (il D.Lgs. 74/2000, che li regola, è stato più volte soggetto a modifica), hanno mantenuto sostanzialmente le stesse conseguenze. Tuttavia, di qualche modifica è bene tenerne conto, specie quando si parla di prescrizione.

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Lotta all’evasione fiscale: quando il reato cade in prescrizione

La definizione corretta dell’evasione fiscale, in realtà, non comprende solamente il mancato versamento delle tasse ma, più in generale, tutte quelle condotte che mancano agli obblighi tributari (ad esempio non versare l’Iva allo Stato, situazione che potrebbe far scattare controlli penalmente rilevanti, a condizione che si tratti di importi superiori a 250 mila euro). Come accade anche per altre tipologie di reato, tuttavia, esistono delle condizioni che possono portare alla sua estinzione. E qui si inizia a parlare di prescrizione, concepita come per gli altri comportamenti perseguibili: ossia, se il reato tributario si considera ormai estinto, di conseguenza non risulterà più perseguibile.

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In generale, i tempi di prescrizione vengono calcolati in base alla pena massima che, a norma di legge, viene stabilita per il reato specifico. Nel caso dell’evasione fiscale interviene la Legge di Bilancio 2020, secondo la quale la pena massima viene stabilita fra i 6 e gli 8 anni. Il termine di prescrizione, quindi, slitta da 6 a 8 anni dal momento in cui si ritiene sia stato commesso il reato di evasione. Rientrano in questa categoria tutte le dichiarazioni fraudolente (fatture per operazioni non esistenti ad esempio), infedeli e omessa dichiarazione. In base a quanto accaduto, si considera anche il tempo in cui è stato commesso. Prescrizione fissa a 6 anni, invece, qualora si tratti di omesso versamento di ritenute certificate, di Iva, indebita compensazione e sottrazione di natura fraudolenta al pagamento delle imposte.