Vediamo in che modo lo Stato valuta il comportamento degli spacciatori abituali. Il criterio utilizzato è piuttosto singolare e fa decisamente discutere

Spacciatori
Fonte Facebook

La detenzione finalizzata allo spaccio di droga rappresenta ovviamente un reato. A quanto pare però non così grave come sembra visto il modus operandi dello Stato. Una sentenza della Cassazione, ha infatti creato un precedente di non poco conto, che potrebbe avere degli effetti non proprio positivi per quanto concerne le pene da attribuire a coloro che si macchiano di queste azioni illegali.

Scopriamo in cosa consiste questo strano criterio che in parte sembra salvaguardare chi spaccia, vendendo spesso e volentieri sostanze stupefacenti (spesso tagliate con materiali altamente nocivi) con anche a soggetti minorenni.

LEGGI ANCHE >>> Albergo aperto in lockdown: 15 kg di droga in cassaforte

Spacciatori perdonati dallo Stato: cosa prevede una recente sentenza della Cassazione

In pratica, chi commette azioni di questo tipo con una certa frequenza ha diritto all’attenuante della lieve entità. Secondo la Suprema Corte infatti gli spacciatori devono essere giudicati per le singole condotte e non per l’insieme degli episodi di spaccio. Nel caso in cui questi comportamenti non siano chissà quanto gravi scatta l’attenuante. Stesso criterio di giudizio anche in sede di applicazione e riesame delle misure cautelari personali.

Tradotto in parole povere anche se uno spacciatore agisce abitudinariamente e per un periodo prolungato va punito per le singole condotte. Un esempio in tal senso è lo spaccio di 20 porzioni giornaliere contenenti una quantità minima di droga. In questo caso il trasgressore viene punito per aver venduto 20 volte una quantità minima e non per aver piazzato 20 dosi.

LEGGI ANCHE >>> Sesso in cambio di droga e soldi: il ‘vizietto’ degli imprenditori coinvolti

Insomma, un po’ come dire 20 piccoli reati anziché 1 grande. Un metodo non propriamente semplice da interpretare, anche se in fin dei conti la Cassazione non chiede altro che ai giudici di tener conto della tenuità e non dare per scontata l’applicazione dell’ipotesi più pesante prevista per il reato di spaccio. Anche perché in questi casi è necessaria una prova tangibile che lo dimostri.