Spesso crediamo sia legale tutto ciò che facciamo tramite WhatsApp, ma ci sbagliamo, alcuni gesti possono finire nel penale

Conversazione WhatsApp (Fonte foto: web)

Vogliamo far leggere cosa ci ha detto il ragazzo che ci piace o cosa ci ha riferito in una chat privata il nostro collega, facciamo lo screenshot di una chat di WhatsApp e al inviamo ad un amico. Ebbene tutto ciò non è legale.

Anche se alcuni tipi di frasi semplicemente scherzose e foto non intime, non violano la reputazione di una persona, non è comunque legittimo inviare pezzi di conversazione senza consenso. Abbiamo poi alcuni casi in cui le conversazioni di WhatsApp possono essere usate in un Tribunale, ma oggi ci occupiamo di una casistica differente.

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WhatsApp: cosa non è legale fare con questa app

Non tutte le conversazioni private che mandiamo tramite screenshot costituiscono un vero e proprio reato, almeno non sempre. Ci sono alcuni casi però, in cui dobbiamo stare molto attenti se non vogliamo incappare in denunce. La violazione della privacy potrebbe pertanto scattare, se come previsto dalla legge, pubblichiamo o diffondiamo conversazioni con terzi, con lo scopo di danneggiare la loro reputazione o immagine. Ciò significa che se non fosse provata questa volontà non saremmo denunciabili.

C’è poi chi subisce un attaco hacker del proprio profilo, ed ecco la guida su come spezzare le catene. Fare screenshot per scopi personali ad ogni modo, non è giudicato illegale. Tutti gli smartphone moderni possono farne e conservare una conversazione che ci sta a cuore non va contro nessuna norma, purché non la diffondiamo.

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Abbiamo capito quindi che non sempre purtroppo, potremo denunciare chi invia screenshot di una nostra conversazione, anche se siamo i più riservati di questo mondo. Ciò che prevede l’articolo 167 del Codice della privacy, è che i dati trasferiti diventano illeciti se ci sono informazioni strettamente riservate dell’altra persona o è presente la volontà di arrecare un danno o trarre un ingiusto profitto per sé o per altri. Attenzione però, perché una violazione della privacy può benissimo tramutarsi in reato di diffamazione aggravata da mezzo tecnologico.