Le imprese medio-piccole si adeguano allla digitalizzazione forzata. E attraverso lo sviluppo si contrasta la crisi. L’analisi di GoDaddy.

Pmi GoDaddy Italia
Foto di Janno Nivergall da Pixabay

Difficile, se si procede a ritroso negli ultimi anni, trovare un periodo che abbia messo a dura prova la Piccola e media impresa come l’emergenza pandemica che stiamo vivendo. E questo per una ragione molto semplice: la crisi innescata dal coronavirus ha colpito in modo particolare la classe media, il lavoro nella sua essenza più immediata e prossima alla popolazione, tangibile e concreta. Non è stata confinata agli ambiti finanziari o ai dettami degli esperti. La crisi si è percepita, respirata, toccata con mano, subendone in alcuni casi gli effetti più deleteri.

Qualcuno ha mantenuto la linea di galleggiamento, fra casse integrazioni sparse e provvedimenti in troppi casi arrivati a singhiozzo. Per altri l’onda è stata troppo violenta: non hanno retto, spazzati via assieme alla loro attività, danneggiata irreparabilmente dalla tempesta Covid. Ma in un quadro generale che, per forza di cose, parla la lingua dello sconforto, emerge anche qualche dato interessante. Perché se da un lato le imprese soffrono, va detto pure che molte di loro hanno saputo adeguarsi ai tempi e indirizzare il proprio business verso nuove aree.

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Piccole e medie imprese, effetto camaleonte: e-commerce e marketplace, l’Italia c’è

Un dato interessante emerge dall’analisi dell’Osservatorio GoDaddy, il quale evidenzia come il 20% delle Pmi (ovvero quasi una su due) sia riuscito a sviluppare un assetto camaleontico. In sostanza, alcune imprese non hanno solo assorbito l’impatto della pandemia ma hanno addirittura modificato il proprio modello di business, in alcuni casi sviluppandone anche di nuovi. Merito dell’adeguamento alla digitalizzazione forzata imposta dallo stay-at-home, che ha reso necessario implementare l’utilizzo dei mezzi digitali non solo nella pratica lavorativa ma anche nella relazione col cliente.

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Secondo quanto emerso dall’analisi, effettuata su un bacino di circa 5.100 fra piccole e medie imprese fino a un massimo di 49 dipendenti, gli effetti dell’adeguamento mostrano risultati diversi da un Paese all’altro. Per quanto riguarda le imprese italiane, l’utilizzo dei social come mezzo di promozione è notevolmente aumentato. Un 12%, ad esempio, utilizza un sistema di marketplace, dovuto all’incremento delle vendite online anche da parte di aziende che prima vi ricorrevano meno. L’e-commerce è lievitato per il 13% delle Piccole e medie imprese italiane, più che in Germania (7%), Francia (8%) e Spagna (12%). In pratica, nonostante la botta subita, la risposta delle aziende italiane sembra più elastica rispetto a quella di altri Paesi dell’Eurozona. Forse è un segnale positivo.