Cinque titoli che rientrano nel portafogli di Warren Buffett e fanno gola agli investitori. Dividendi al top a dispetto della crisi. C’è anche Johnson&Johnson.

Dividendi Top 5
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Non è detto che la crisi iniziata nel 2020 ne sia direttamente responsabile. Certo è che la stagione dei dividendi, comunque la si voglia guardare, rispecchia il trend generale dell’economia internazionale. In calo in senso generale, meno se si individuano alcuni particolari settori. E i rendimenti dei titoli azionari non fanno eccezione: dividendi ai minimi da dieci anni a questa parte ma una Top 5 che resiste alla crisi e piazza qualcuno alla guida del gruppone. Titoli che vengono tutti fuori dallo stesso portafogli, quello del finanziere statunitense Warren Buffett, numero uno di Berkshire Hathaway.

Cinque dividendi per altrettanti titoli, tutti da considerare alla stregua di un’élite visti i tempi. Qualche nome non sorprende più di tanto, altri di più ma comunque un filo conduttore che è il bacino del finanziere del Nebraska, che attira anche gli investitori più giovani. Per intenderci, quelli che smistano i loro investimenti su piattaforme come Robinhood. La cosa curiosa, è che gli investitori del portale puntano sui titoli non del portafogli di Buffett ma su quelli in cui l’imprenditore sta investendo. I dividendi migliori restano altra cosa.

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Dividendi, periodo nero ma una Top 5 resiste alla crisi: ecco i migliori

Chevron

Apre la fila il 5% di dividend yield di Chevron. Siamo nel settore petrolifero, con base in California, e un unicum, in questo momento, nel settore energetico. Il quale, se da un lato resta quello in cui i dividendi restano più alti, dall’altro conta anche il maggior numero di società in chiave di debiti contratti. E qui sì, c’entra anche la crisi. Per Chevron, però, le cose vanno meglio: rialzo del 20,3% da inizio 2021, 17,4% su base annua. E le good news potrebbero proseguire coi rialzi del greggio texano, che ha già superato i 60 dollari al barile.

AbbVie

Passi avanti anche per i dividendi della multinazionale del biofarmaceutico: 4,6% di dividend yield e titolo scambiato a 111,5 dollari, ovvero +5,7% e quasi il 36% di rialzo su base annua. L’inconveniente è la progressiva riduzione della domanda del farmaco principe delle entrate di AbbVie, che ora punta sulla nuova produzione.

Coca Cola

Terzo posto per il marchio americano, che piazza il suo dividend yield al 3,1% e prospettive piuttosto buone sul piano del flusso di cassa. In Borsa si registra un +2,8% con rialzo del 20,3% su base annua. L’ombra della crisi ha colpito anche qui: prospettiva di futuro che si basa anche sul crollo delle entrate registrato in pandemia, con 33 miliardi e indicatori di spesa che viaggiano verso altri prodotti. Una conferma rispetto al periodo pre-crisi.

Johnson&Johnson

Per la Big Pharma, fra le aziende produttrici di vaccino anti-Covid, il titolo si scambia a 166 dollari, con rialzo su base annua del 6,7% (+6,1% da inizio 2021). Il dividendo si attesta al 2,5%. Il vaccino è comunque relativo nel trend di crescita, dato che la J&J registra entrate e profitti legate ad altri prodotti. Degli introiti legati al siero anti-Covid se ne parlerà probabilmente l’anno prossimo.

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Procter&Gamble

Quinto posto, con un dividend yield al 2,3%, per la multinazionale di Cincinnati che fonda i suoi profitti sui beni di largo consumo. Il titolo in Borsa segna un ribasso da inizio anno ma il trend su scala annuale è positivo: +12,6%. Per gli analisti, l’ultima posizione nella Top 5 vale anche come sicurezza: meglio investire qui che prendersi rischi più elevati. Ma è roba da intenditori.