I buoni fruttiferi postali sono uno strumento molto amato in quanto permettono di risparmiare il proprio denaro senza costi di gestione. In alcuni casi, però, le cose non vanno come sperato.

Il boss trova un buono fruttifero da migliaia di euro e lo dona in beneficenza
Buoni postali (Fonte foto: web)

buoni fruttiferi si rivelano essere, senz’ombra di dubbio, uno degli strumenti più amati e utilizzati dagli italiani. Grazie a questi titoli, infatti, è possibile risparmiare i propri soldi all’insegna della massima sicurezza, evitando di dover fare i conti con costi di gestione che in genere vanno ad incidere negativamente sul proprio capitale. Ma non solo, non sono soggetti alle oscillazioni di mercato e per questo motivo quando si effettua la richiesta di rimborso viene restituito il capitale versato più gli interessi maturati.

In alcuni casi, però, le cose non vanno come sperato. Lo sa bene un risparmiatore che ha deciso di fare ricorso, dopo il rifiuto di Poste Italiane di applicare le condizioni riportate in origine dietro ai titoli per gli ultimi 10 anni. Sulla questione è intervenuto il Collegio dell’Abf che ha preso una decisione importante, che non può passare di certo inosservata. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo di quale si tratta.

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Buoni fruttiferi postali: Poste dovrà applicare condizioni riportate sul retro titoli

Buoni fruttiferi

Il Collegio dell’Arbitro Bancario Finanziario di Milano è stato chiamato a prendere una decisione in merito a quattro buoni fruttiferi postali trentennali della serie Q/P che sul retro presentavano un timbro non molto leggibile. Quest’ultimo riportava i rendimenti previsti per gli anni dal 1° al 20°, mentre non erano riportate indicazioni in merito agli altri 10 anni. In particolare tali rendimenti prevedevano un importo unitario in lira da riconoscersi ogni due mesi fino alla data di scadenza del buono. A tal fine il risparmiatore ha chiesto che venissero riconosciute le condizioni riportate in origine dietro ai titoli per gli ultimi 10 anni.

Si tratta, ricordiamo, di titoli emessi su moduli della serie precedente P, con davanti inserito il timbro Q/P. Dietro, invece, indicava la misura dei tassi previsti per la nuova serie. La serie Q, ricordiamo, prevede rendimenti di tipo crescente, ovvero dell’8%, del 9%, del 10,5% e del 12% fino al 20° anno. Per gli ultimi dieci anni, invece, erano previsti interessi semplici pari al 12%. I timbri, come sottolineato dal Collegio di Milano, sono stati inseriti correttamente, con nessun elemento volto a modificare gli interessi previsti originariamente dietro al titolo per gli ultimi dieci anni.

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In tal senso il Collegio, grazie alla decisione numero 4544 del 22 febbraio 2021, ha accolto il ricorso del risparmiatore, con Poste Italiane che dovrà applicare le condizioni riportate sul retro dei titoli per il periodo che va dal 21° al 30° anno al netto delle ritenute fiscali. L’istituto, però, sembra non volersi adeguare alle decisioni del Collegio e per questo motivo il risparmiatore dovrà fare i conti con una nuova azione giudiziaria.