Un pezzo rarissimo, quasi unico, venuto fuori dalla collezione di un grande magnate del tech. Una moneta testimone dell’epopea dei Gonzaga-Guastalla.

Moneta Gonzaga-Guastalla
Foto: Web

Il martelletto ha battuto esattamente per 384 mila dollari. Una cifra impressionante ma non per colui che ha ritenuto opportuno spenderla. Il lotto, del resto, era di quelli da puri intenditori: una moneta d’oro emessa dalla zecca della Casata dei Gonzaga di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, ritenuta non solo perfettamente conservata ma anche di una rarità estrema. Quasi un pezzo unico visto che, secondo un esperto interpellato dalla Gazzetta di Reggio, ne esisterebbero solo due esemplari al mondo. Uno di questi, secondo il quotidiano reggiano, giaceva nella collezione privata del magnate sudcoreano Lee Kun-hee, ex presidentissimo di Samsung, deceduto il 25 ottobre scorso.

Un vero pezzo da novanta. Data di emissione 1610, al massimo dello splendore della casata Gonzaga che, qui, diede vita a un ramo cadetto inaugurato dal conte Ferrante I, nel 1539. Il sito CoinArchives riporta una valutazione R5, ovvero quella di massima rarità, anche se riferisce di quattro esemplari conosciuti al mondo. A pesare sulla valutazione, in tutti i sensi, è anche la composizione del pezzo di conio: in oro, con un peso notevole e delle proporzioni di notevole caratura, persino più di quanto si penserebbe per un ducato di così piccole dimensioni.

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Moneta rinascimentale battuta a peso d’oro: direttamente dalla Guerra dei trent’anni

Una moneta perfettamente conservata, simbolo stesso di un ducato piuttosto breve (l’estinzione della linea diretta arrivò nel 1746) ma protagonista diretta di una branca “italiana” della durissima Guerra dei trent’anni, che sconvolse l’Europa seicentesca e che colpì sulla Penisola con la Guerra di successione di Mantova e del Monferrato, iniziata nel 1628 e chiusa due anni dopo dalla Pace di Ratisbona, che riconobbe il ducato di Mantova ai Gonzaga-Nevers. Un esito che non arrise all’allora conte dei Gonzaga-Guastalla, Ferrante II, che rivaleggiava affinché l’eredità di Vincenzo II al comando di Mantova scivolasse nelle sue mani.

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Non andò così ma, a distanza di quasi quattrocento anni, chiunque se ne sarà fatto una ragione. Resta il prestigio della casata e, soprattutto, un’eredità storica conservata in un palmo di mano. Una piccola moneta che ritrae, guarda caso, proprio Ferrante II. Figlio di Cesare e nipote di Ferrante I, prima conte e poi duca di Guastalla, è il suo volto a campeggiare sul fronte della moneta con lo sguardo rivolto verso lo spettatore. La scena sul retro è l’Annunciazione biblica. Tutto perfettamente visibile, senza sbavature né incrostature, né tantomeno pezzi mancanti. Difficile trovare un ducato così piccolo in grado di coniare monete (concessione di Carlo V), ancor di più delle monete in grado di arrivare in questo stato fino a noi. A volte succede però, ed è bello così.