Pronto il nuovo scostamento di bilancio, poi si dovrà affrontare il tema delle riaperture. Il Sostegni bis, intanto, punta a rimpinguare gli aiuti.

Decreto sostegni bis lavoro
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Sostegni bis, Decreto Aprile o addirittura Imprese. Tanti nomi per un unico provvedimento, atteso come non mai come implementazione del Decreto Sostegni che, almeno sulla carta, era stato pensato per dare soldi in breve tempo e tamponare l’emergenza lavorativa. Non è stato così, visto che i primi a scendere in piazza sono stati proprio coloro verso i quali il provvedimento governativo avrebbe dovuto fornire più risposte. Le Partite Iva il loro dissenso lo hanno già fatto sentire e, per aggiustare il tiro, il governo Draghi ha deciso un nuovo scostamento di bilancio (in parallelo con il Def), con 40 miliardi pronti a essere immessi nel circuito dei sostegni.

Autonomi, stagionali e tutte le varie Partite Iva. Il Decreto Aprile andrà ad abbracciare tutti coloro rimasti insoddisfatti dalla prima tranche di aiuti. Da capire se sarà davvero sufficiente a placare l’ira dei lavoratori che, più che un rimpinguamento degli stanziamenti, chiedono le riaperture come unico volano in grado davvero di garantire la ripartenza. Un punto sul quale le garanzie sono praticamente pari a zero al momento, almeno finché il governo non concorderà con la cabina di regia sul monitoraggio della pandemia una strategia di graduale riapertura.

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Sostegni bis, il governo accelera:

In sostanza, almeno per ora, ci si dovrà accontentare dei ristori. Nuovi bonus in arrivo per le Partite Iva con fatturato fino a 100 mila euro ma anche agevolazioni su altre uscite, come gli affitti (probabilmente tornerà il bonus al 60% già introdotto con il Decreto Ristori) e le tasse. Difficile, comunque, ipotizzare già delle cifre. Lo scostamento di bilancio avverrà quasi certamente per 40 miliardi, quindi più del precedente Dl, e potrebbe introdurre un’indennità raddoppiata rispetto ai 2.400 euro per tre mesi previsto dal Sostegni.

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Soldi che, peraltro, hanno iniziato ad arrivare sui conti correnti dei beneficiari. Un contributo importante ma non sufficiente a coprire mesi di chiusure e di perdita di fatturato. Il messaggio delle proteste di piazza sembrava sostanzialmente questo, infatti. Meglio riaprire che accontentarsi di un fondo insufficiente. Per far questo, però, occorre il via libera dell’autorità sanitaria. Più facile ipotizzare il quantitativo degli stanziamenti, attesi peraltro entro la fine del mese. Perlomeno in forma di decreto. Poi si vedrà.