Bocciatura sonora da parte di Bankitalia e Corte dei Conti: il condono fiscale non solo non convince ma produrrebbe effetti negativi.

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Un doppio no che sa di bocciatura. E pure pesante. Il condono fiscale pensato dal governo Draghi e inserito a pieno regime nel Decreto Sostegni scivola sotto la lente della Banca d’Italia e della Corte dei Conti. Entrambe parlano di “scelta non condivisibile” e non solo: secondo gli esperti, la misura pensata come tampone alla crisi potrebbe sortire come effetto collaterale un incentivo all’evasione. In pratica, quello che si voleva evitare e che l’ex governatore della Bce aveva indicato come uno dei principali problemi del nostro Paese. Anzi, forse come il principale.

Una stangata pesantissima per quella che era stata la disposizione più attesa ma anche la più discussa (fra effetti ed esclusi) del Decreto Sostegni. Il problema, secondo Bankitalia e Corte dei Conti, è proprio la vastità della platea, che ha di fatto compreso alcuni beneficiari che secondo gli analisti non sarebbero dovuti rientrare nella misura. Molti di questi, è il commento, “presumibilmente non sono stati colpiti sul piano economico dalla crisi”. Per questo il provvedimento “genera disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri”.

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Condono fiscale, così non va: Bankitalia e Corte dei Conti dicono no

Insomma, oltre alla bocciatura arriva anche un preciso campanello d’allarme. Secondo i revisori, la pace fiscale disposta dal governo non rappresenta una misura equa. Anzi, sarebbero più gli incentivi a far peggio che ad adempiere ai tributi dovuti nei tempi, come del resto ha fatto la maggior parte dei contribuenti. Bankitalia e Corte dei Conti consegnano il plico con la bollatura della negatività alle commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato. Non è chiaro quali effetti potrà sortire. Certo è che le cose non si mettono sotto una buona luce per la principale delle disposizioni dell’ultimo decreto.

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L’analisi dei due enti scende ancora più nel dettaglio. Ad esempio, i revisori della Banca d’Italia differenziano addirittura in base ai codici Ateco, alcuni dei quali hanno beneficiato di maggiori sostegni rispetto ad altri. Quindi, almeno in linea teorica, sarebbero in grado di far fronte ai crediti inevasi. In sostanza, sarebbero più le discrepanze che i benefici. Anche perché il costo per le casse dello Stato sarebbe ingente (oltre 600 milioni di euro, più di 400 di cartelle già rateizzate). Vero che si alleggerirebbe il peso negli archivi dell’erario ma quei crediti che si ritenevano ormai inesigibili, per i revisori non lo sarebbero poi così tanto.