Ex Ilva, ora è ufficiale: lo Stato entra e alza il capitale, le cifre

Via libera all’aumento di 400 milioni con la nuova Acciaierie d’Italia holding. Ma vigono condizioni precise per la permanenza nell’ex Ilva.

Ex Ilva governo
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C’è un mucchio di dossier alto così sul tavolo del governo. Ma nella selva dei sostegni e delle strategie di ripresa, il plico sull’ex Ilva torna ad assumere un ruolo di primo piano. Questo perché negli ultimi cinque mesi, ossia a seguito dell’intesa fra Invitalia e ArcelorMittal, si è continuato a lavorare per consentire allo Stato di fare il suo ingresso all’interno del capitale sociale. E di farlo dalla porta principale, visti i 400 milioni di euro stanziati per la creazione della Acciaierie d’Italia holding. Tutto fatto, dunque, fra Roma e la società franco-indiana detentrice della maggioranza.

Un nuovo socio pubblico, quindi, per l’ex Ilva. E con il 38% di capitale sociale detenuto dopo l’immissione dei 400 milioni, oltre al 50% dei diritti di voto. Il risultato dell’investimento sottoscritto da Am InvestCo Italy (la società di ArcelorMittal Italia) con l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva. E, stando agli accordi, non ci si fermerà qui: altri 680 milioni di investimento verranno immessi da Invitalia, utili al progressivo acquisto di altri rami aziendali da parte di Acciaierie d’Italia. L’orizzonte è maggio 2022.

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Ex Ilva, ora è ufficiale: le condizioni per l’ingresso di Acciaierie

Al termine del percorso, praticamente il prossimo anno (al netto di tutte le variabili di sospensione), Acciaierie d’Italia diventerà il socio di maggioranza della mega-industria siderurgica tarantina, acquisendo il 60% della società. Il coronamento del percorso di inserimento, inoltre, mette in ghiaccio una situazione particolarmente complicata, andata avanti lungo il 2019, durante il quale i rapporti fra Arcelor e governo italiano erano finiti ai minimi storici. Resta aperta la questione del bilanciamento fra lavoro (in ballo restano migliaia di operai) e quella ambientale, sulla quale tuttavia restano attivi i programmi sottoscritti per far sì che il cammino comunitario funzioni.

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L’obiettivo è far sì che, progressivamente, Acciaierie arrivi ad assumere una posizione sganciata da ArcelorMittal. Per quanto riguarda il nodo delle sospensive – richiamate anche nell’ultima intesa – restano quelle vigenti. Nuovo piano industriale, revoca dei sequestri penali e assenza di misure restrittive verso il nuovo, con riferimento ai procedimenti penali sull’ex Ilva. A questo proposito, il capitale investito resta sospeso per un anno. Qualora non si verificassero le suddette condizioni, i passi di Acciaierie si fermerebbero e il capitale verrebbe restituito.