Vediamo se e in quali casi un lavoratore alle prese con uno stato di depressione può essere messo in discussione e addirittura licenziato 

Depressione
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Lo stato di depressione comporta per forza di cose un periodo di malattia che deve essere regolarmente dichiarato nel caso si presti attività lavorativa da dipendente. Normalmente quando si invia il certificato medico in seguito ad altre patologie si è soggetti alla visita fiscale effettuata da un dottore incaricato dall’Inps.

Onde evitare problemi (si rischia anche di essere licenziati) bisogna farsi trovare in casa all’arrivo del medico. In altri frangenti invece si può tranquillamente uscire, a patto che non si pregiudichi o rallenti il processo di guarigione.

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La differenza tra la depressione e le altre malattie ai fini lavorativi

Il discorso cambia e non di poco quando si ha a che fare con la depressione. Trattandosi di uno stato di malessere psicologico, non è tangibile e va affrontata diversamente rispetto ad altre malattie.

Svagarsi all’aria aperta può essere determinante in questi frangenti. Quindi, un potenziale licenziamento per un lavoratore depresso colto in giro con gli amici durante l’orario della visita di controllo è ammissibile?

Secondo una recente sentenza della Cassazione no. Si tratta di una pratica illegittima visto che secondo l’articolo 32 della Costituzione per malattia si intende qualsiasi patologia che non per forza comporti l’impossibilità di lavorare. O meglio che in uno stato di impedimento temporaneo che però è compatibile con altri tipi di attività.

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Quindi, se si viene sorpresi  a divertirsi il posto di lavoro è al sicuro. Al contrario se si viene scoperti a svolgere altri lavoretti è possibile che si venga sollevati dall’incarico. La depressione infatti implica una difficoltà a concentrarsi e a relazionarsi con le persone, che non consente di poter ottemperare regolarmente ai propri obblighi lavorativi.