Dimissioni e licenziamento presentano delle grosse differenze l’uno dall’altro. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Blocco licenziamenti

Il lavoro nobilita l’uomo e si rivela essere una parte fondamentale della vita di tutti noi, in quanto ci permette di disporre di una importante fonte di reddito. Allo stesso tempo non si può negare che possa rivelarsi anche fonte di problemi. Basti pensare, d’altronde, alla mole di richieste con cui bisogna fare continuamente i conti, senza tralasciare le scadenze quasi sempre imminenti. Proprio per questo motivo può spesso capitare di voler cambiare aria e dare alla propria vita una svolta. Ne sono un chiaro esempio tutti coloro che decidono di dimettersi, per intraprendere, ad esempio, una nuova carriera lavorativa.

Dall’altro canto può capitare che sia il datore di lavoro a decidere di porre fine al rapporto lavorativo, ad esempio per via di problemi di natura economica. Come è facile notare, quindi, si tratta di due modi differenti di interrompere un percorso di lavoro, con conseguenze, a loro volta, divergenti. In tal senso interesserà sapere che anche i termini hanno la loro importanza e per questo motivo vedremo quali sono le differenze effettive tra le parole dimissioni e licenziamento. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

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Dimissioni o licenziamento, occhio alle differenze: ecco le conseguenze

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Il lavoro è un diritto, ma purtroppo non una certezza. Non sempre, infatti, le cose vanno come sperato e spesso si finisce per svolgere un lavoro che si rivela essere più pesante del previsto. Se tutto questo non bastasse, i continui cambiamenti e le varie crisi, contribuiscono ad aumentare il senso di instabilità. Basti pensare che, stando ad alcune stime, sono vari i mestieri e le professioni destinati a scomparire nell’arco di soli dieci anni.

Un contesto che porta quindi a porsi sempre più domande in merito al proprio futuro, tanto da chiedersi, in alcuni casi, se proseguire o meno con la propria attività lavorativa. In tal senso, quindi, è possibile optare per le dimissioni o il licenziamento. Proprio quest’ultimi due termini, è bene ricordare, presentano delle grossi differenze. Entrando nei dettagli:

  • Licenziamento. In questo caso è il datore di lavoro ad interrompere, unilateralmente, il contratto di lavoro. Questo può avvenire per due motivi:
    • disciplinare, ovvero per ragioni riguardanti una condotta colposa da parte del lavoratore. In base alla gravità, quindi, è possibile distinguere tra licenziamento per giusta causa, ovvero senza preavviso, oppure licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che prevede invece un preavviso.
    • economico, ovvero per giustificato motivo oggettivo. In questo caso il rapporto di lavoro viene interrotto per via di queste organizzative o produttive concernenti la gestione stessa dell’impresa. In pratica quando l’azienda si ritrova a vivere un momento di crisi economia.
  • Dimissioni. In questo caso è il lavoratore stesso, invece, a decidere unilateralmente di porre fine al rapporto lavorativo. Le dimissioni possono essere rassegnate in qualsiasi momento, fermo restando l’obbligo di dare il giusto preavviso.

A questo punto, quindi, abbiamo visto assieme le differenze tra dimissioni e licenziamento. Oltre ad un aspetto puramente formale, però, bisogna considerare anche quello pratico. In particolare chi viene licenziato ha diritto ad ottenere un’indennità di disoccupazione.

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Dall’altro canto, chi si dimette, non ha diritto a tale indennità. Diversa è la situazione di chi rassegna le dimissioni per giusta causa, ovvero per via di un atteggiamento non corretto del datore di lavoro, come ad esempio mobbing o mancato pagamento degli stipendi. In quest’ultimo caso, infatti, anche in caso di dimissioni è possibile beneficiare dell’indennità di disoccupazione.