Il tema delle pensioni continua a far discutere e chiacchierare. Ma ecco che ci sono dei dettagli che non possono sfuggire.

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67 anni di età e un minimo di 20 anni di contributi. Questi sono i requisiti che, ora nel 2021, sono richiesti per andare in pensione. Il sistema previdenziale italiano offre però tante altre possibilità e opportunità. Ci sono così dei dettagli che non possono sfuggire e non balzare all’occhio.

Infatti esistono modalità di pensionamento con cinque, dieci e quindici anni di contributi. Misure che però non sono accessibili a tutti e che vanno chiarite. Ma chi ne può usufruire? Per rispondere a questa domanda è giusto spiegare altre questioni e altre storie, che meritano un’analisi più attenta e più dettagliata. Giusto dunque entrare nello specifico dell’argomento.

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Pensioni e contributi, ecco tutti i dettagli

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La domanda che in molti si fanno è: quanti anni di contributi sono necessari per avere un assegno dignitoso? Per rispondere occorre innanzitutto affermare che tutto si lega a diversi fattori, o meglio, principalmente a tre: il montante contributivo accumulato, il coefficiente di trasformazione e il sistema di calcolo. Al di là delle questione quattordicesima, il mondo pensionistico è quindi pieno di meccanismi di per sé abbastanza particolari e tutti da decifrare. Giusto dunque analizzare punto per punto.

Il montante contributivo consiste in tutti i contributi accumulati nell’intera vita lavorativa. Questo permette di arrivare al requisito contributivo richiesto raggruppando i contributi in un’unica cassa previdenziale. Il coefficiente di trasformazione è invece applicato sul montante contributivo. Questo ha comunque un valore significativo e ha un ruolo fondamentale e imprescindibile per l’età di uscita dal lavoro. Infatti questo finisce per risultare meno conveniente quando si è più lontani dall’età pensionabile.

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Infine si può dire che a contare davvero è senza alcun dubbio il sistema utilizzato per calcolare l’assegno pensionistico. Attualmente la pensione di vecchiaia è calcolata con il sistema misto, ossia sia con quello retributivo che con quello contributivo. Meccanismi complicati, ma che, in un certo senso, permettono di capire come in fondo alcune cose diventano chiare dopo un’analisi attenta e dettagliata.