Passo avanti del governo nipponico: doppia fase di test per la moneta nazionale in forma crypto. Il Giappone raggiunge la Cina.

Giappone
Foto di jorono da Pixabay

Il Giappone ci prova. A parecchi mesi dall’addio di Shinzo Abe e dall’entrata in carica del suo successore, Yoshihide Suga, il Paese sembra pronto a sperimentare gli effetti dell’Abenomics anche in termini di criptovaluta di Stato, ponendo lo yen sul piano digitale. Una mossa che avrà una doppia finalità: testare l’affidabilità delle crypto su scala nazionale e, soprattutto, chiarirne la fattibilità qualora si trattasse di emetterne una propria. Un fa se di test non diversa da quella messa in pratica da diversi istituti bancari nei mese scorsi e che andrà a prevedere due fasi di sperimentazione.

In realtà si è già cominciato. La prima fermata sarà marzo 2022: per quel periodo sarà terminata la fase di test relativa alla fattibilità tecnica dell’emissione, con occhio alla distribuzione e al riscatto della crypto di Stato. In una seconda fase, si passerà ad approfondire il volume dello yen digitale, per capire se e quale sarà il livello giusto di immissione nel sistema monetario giapponese. Un test che, alla fine, risulterà estremamente probante sulla questione criptovalute, proprio in virtù della doppia fase di sperimentazione che, da qui a due anni, beneficerà anche di un’ulteriore indicazione circa il trend del conio digitale.

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Criptovaluta di Stato, il Giappone ci prova:

Allo studio ci sarebbe anche una terza fase, pensata come una sorta di prova finale. Non solo una sperimentazione ma una piccola immissione dello yen digitale, con la collaborazione di alcune aziende private. Più o meno quanto visto in Cina con lo yuan, testato in diverse città e addirittura con qualche disposizione di pagamento. Una conferma di come, da questo punto di vista, l’Asia abbia messo da tempo avanti il naso rispetto all’Europa ma anche agli Stati Uniti. Del resto, il tema stesso delle criptovalute continua a essere divisivo, fra chi ne sostiene l’immissione (e apre ai pagamenti) e chi ancora frena riconoscendone i limiti.

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Al di qua dell’Asia la questione è ancora aperta. Secondo Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, il tempo che occorrerà per vedere l’Euro digitale sarà abbastanza corposo (almeno quattro anni). Questo al termine della prima consultazione effettiva sul tema. Probabilmente più esigue le tempistiche per le sperimentazioni (forse già il prossimo anno). Stesso discorso per gli Stati Uniti, con la Federal Reserve che invita a prendere con le molle qualsiasi idea sulle crypto. E pensare che di fronte agli Stati Uniti qualcuno (come le Bahamas) hanno già accettato il grande passo.