Il colosso delle carte di credito Visa è pronto ad accordare i pagamenti tramite Usdc. Un passo avanti nel futuro e, soprattutto, nel campo delle crypto-native.

Criptovalute
Foto di WorldSpectrum da Pixabay

Dopo Mastercard è il turno di Visa: il colosso delle carte di credito ha dato il suo assenso ai pagamenti con il sistema delle criptovalute anche se, per una volta, non sarà Bitcoin a fare la parte del leone. Visa ha superato gli scetticismi che hanno accompagnato il mondo delle crypto nelle ultime settimane, aprendo alla possibilità di utilizzare una particolare valuta digitale per effettuare le transazioni coi propri sistemi. Non la regina, come detto, ma la stablecoin Usdc, da impiegare tramite il sistema di blockchain Ethereum. La particolarità di Usdc è l’essere legata al prezzo del dollaro degli Stati Uniti. Quindi, in qualche modo, meno volatile rispetto alle colleghe.

Non sembra del tutto immediato il passaggio ai nuovi sistemi di pagamento ma Visa starebbe, in collaborazione con Crypto.com, effettuando una serie di test per capire se il gioco varrà la candela. Tuttavia, di tempi non se ne dà all’infinito: entro l’anno, Visa vorrebbe aver già capito se accordare i pagamenti ai partner con Usdc. Il test con Crypto.com, azienda partner, verterà proprio sulla liquidazione in criptovaluta di una parte della fatturazione del giorno, così da capire quali effetti potrebbe sortire, a livello finanziario, l’adozione di questo sistema di pagamento. Oppure se, viceversa, di effetti non dovesse sortirne affatto.

LEGGI ANCHE >>> Bitcoin viaggia verso i 300 mila dollari ma poi rischia il tracollo: ecco perché

Criptovalute, anche Visa dice sì e strizza l’occhio alle crypto-native

Il sentore è che tutte le strade vadano nella direzione opposto ai pagamenti in valuta ordinaria. Mettere da parte i fiat (almeno per la maggior parte) significherebbe aprire a una grossa fetta di utenti (potenzialmente tutti coloro che utilizzano il circuito Visa) di sviluppare una certa dose di autonomia nell’utilizzo delle criptovalute. Un impiego che è cresciuto, pur restando il fatto che il sistema dei vari blockchain non abbia ancora una regolamentazione ad hoc sufficiente per monitorare grossi traffici di valuta. L’obiettivo è far sì che lo diventi a breve e a questo servono i vari endorsement.

LEGGI ANCHE >>> Bitcoin vola, criptovalute in ascesa ma Bill Gates frena: “Ci rimette l’ambiente”

Nel caso di Visa, come spiegato dal vicepresidente esecutivo Jack Forestell, si tratta anche di usare un occhio di riguardo nei confronti “delle fintech che gestiscono il proprio business tramite stablecoin o criptovaluta”. Con il venir meno dell’obbligo delle fiat come metodo di pagamento, si prova a mettere il naso nel futuro. Il quale potrebbe parlare la lingua di quelle realtà che fanno capo alla dicitura crypto-native e che alle valute tradizionali non ci hanno proprio guardato, né per tesoreria né per i pagamenti.